Non si va al voto. Ecco chi lo dice.

in Editoriale

di Alessio Follieri

Il parlamento italiano dice SI al Mes

L’Europa con il Mes procede nel suo progetto di svendita degli stati ai poteri finanziari.
Per lungo tempo i media nazionali hanno totalmente ignorato la riforma del MES, poi all’improvviso tutti ne parlano, quando il parlamento non senza polemiche e non senza forti contrasti in aula ha detto “si” alla riforma del MES.
Cos’è il Mes? Il Meccanismo Europeo di Stabilità (detto anche Fondo Salva Stati), è un fondo finanziato da tutti e 19 paesi dell’Euro Zona, al quale ogni paese partecipa con una quota diversa. Serve a sostenere finanziariamente quegli stati che dovessero trovarsi in difficoltà a rischio default. Detto in modo così semplice si è portati a pensare ad un istituto europeo assolutamente utile se non indispensabile, ed in parte lo sarebbe visti tutti i trascorsi e i rischi che riguardano non soltanto l’esempio della Grecia. Tuttavia, quando si parla di Europa e di “Meccanismi Europei” è ormai legittimo avere delle serie riserve, ed anche il Mes pone serie riflessioni.
Effettivamente qualora uno stato si trovi come ultima istanza a dover ricorrere al fondo, oltre agli interessi (si tratta infatti di un prestito), deve applicare riforme di austerità che implicano una perdita della stessa sovranità. Il debito costituirebbe un cappio di austerità secondo parametri imposti dal quale difficilmente quel paese potrà liberarsi. Va sempre ricordato e mai dimenticato che l’Europa, fino ad oggi, è stato un progetto il cui unico processo è quello finanziario e non politico, figuriamoci tanto meno culturale. Fino ad oggi l’unica onda trascinatrice dell’Unione Europea sono state le politiche di austerità imposte che comportano il conseguimento di parametri economici su standard imposti dalla Germania verso paesi la cui struttura e “salute” economica sono profondamente differenti. Va anche ricordato che il principio economico di austerità, blocca le rispettive economie nazionali dei paesi più in difficoltà e che ogni esempio economico a livello mondiale, dimostra scientificamente che per uscire da una crisi uno stato dovrebbe avere un approccio esattamente contrario all’austerity per rimettere in “moto” la macchina economica. E’ chiaro da quasi 20 anni che in Europa si fa esattamente il contrario perché i paesi primi della classe impongono i loro standard. Pertanto va sottolineato che un qualsivoglia paese si troverà a dover ricorrere al fondo subirà obblighi pesantissimi, dovrà svendere strutture statali privatizzandole, rinunciare completamente al welfare e a qualsiasi politica sociale perché come sempre in questi casi a rimetterci pesantemente sarà la classe media e il precariato.

Tolti questi aspetti, seppur importantissimi, il Mes non è affatto una cosa nuova. Viene ratificato dal Consiglio Europeo nel Marzo 2011, ed entra in vigore nel Luglio 2011. Nasce sulle ceneri del noto Fondo Europeo di Stabilità, e fu votato in Italia nel Luglio del 2012 con una votazione plebiscitaria, sebbene come al solito 200 parlamentari erano assenti alla votazione. Il 14 Giugno scorso i ministri dell’economia dei paesi dell’Eurozona hanno riformulato una revisione del Mes. Ora il punto e l’importanza del Mes al di là della sua funzione che appare legittima, è anche incentrato per tranquillizzare i mercati. L’impegno finanziario dei paesi che devono contribuire al fondo, seppur differenziato è comunque pesantissimo. Tanto per intenderci l’Italia che pesa circa il 18% nell’Eurozona, si dovrebbe impegnare per un importo di circa 125 miliardi di Euro, la Francia 140 miliardi, la Germania 190 miliardi, meno dell’Italia, la Spagna 80 miliardi, i Paesi Bassi 40 miliardi, il Belgio 25 miliardi e così via. Sono cifre che naturalmente fanno riflettere, in un paese come il nostro dove ogni manovra finanziaria si discute seriamente su come far quadrare i conti di qualche miliardo, qui si sta parlando di 125 miliardi. Ovviamente quella è la cifra da garantire in caso di necessità, in realtà gli stati versano meno e la quota spettante all’Italia è di circa 14 miliardi ed è stata già versata aumentando il debito pubblico.
Cosa succede in via del tutto ipotetica se un paese ad esempio la Spagna dovesse rischiare un default? L’Italia dovrebbe contribuire con ben 35 miliardi e per un paese come l’Italia non è affatto poco per la situazione in cui si trova. E’ chiaro che le garanzie di restituzione in tal caso devono essere stringenti, ossia se un paese europeo rischia il default e l’Italia dovesse intervenire con tali cifre, subiremo di nuovo una fiscalizzazione pesante, aumento dell’Iva etc… in un economia come quella Italiana che è già in difficoltà.
Occorre riflettere quindi su un aspetto che appare meno evidente ma alquanto chiaro. Lo stesso sistema implica oltre al paese a rischio che richiede aiuto al fondo e dovrà rispondere obbligato a far fronte ad un pesante debito con la privatizzazione dei servizi pubblici, riduzione dei salari, abbassamento della spesa pubblica etc… verrebbero a mancare tutti gli standard a quel paese per poter riprospettare un miglioramento delle condizioni economiche, piuttosto verrebbe proiettato in una condizione di stagnazione economica che non è meno grave di una crisi e dalla quale molto difficilmente potrà liberarsi. Non solo, anche i paesi che hanno un impegno oneroso nell’aiutare un altro stato, prendendo ad esempio l’Italia, si troverebbe anch’essa a dover intervenire nella propria politica economica nazionale per far fronte all’aiuto ed ecco che una sotto-forma di austerità e di impegno diventerebbe pesante anche per i paesi che soffrono di più economicamente per far fronte alla garanzia di aiuto.
Di nuovo ci troviamo di fronte a formule di politica europea che spinge a svendere gli stati per cederli in mano ai poteri finanziari. Di nuovo possiamo interrogarci su un fatto. Cos’è l’Europa? E’ l’Europa della finanza? Da quanto emerge in ogni occasione sembra sempre di più che l’Europa in perfetta tendenza con tutte le politiche occidentali globaliste, debba essere un trasferimento di poteri da sovranità politiche a poteri finanziari. Il sospetto giunge perché vi sono ad esempio enormi impegni economici come il Mes, che addirittura debbono tutelare da probabili gravi crisi finanziarie dei paesi più in difficoltà e viene da domandarsi: perché il rischio di gravi default è sempre dietro l’angolo? Perché c’è un impegno così ostinato a tutelare l’Unione Europea da crisi probabili e non invece da sviluppare importanti e imponenti impegni economici per far ripartire tutte le economie più in difficoltà? Dopotutto da cosa sono determinate le crisi economiche? Queste domande non hanno risposte e si sa sono domande scomode. E’ preferibile come negli anni della grande crisi del 2007-2008 parlare a sproposito di crisi del debito, mentre in realtà è stata una crisi del credito dovuta ad una profonda crisi del sistema interbancario causata dai titoli tossici. In tal senso sarebbe doveroso far luce sui reali motivi delle crisi, e sulle reali motivazioni per le quali alcuni paesi sono in stagnazione economica rispetto ad altri. Occorrerebbe spiegare come mai si impone un regime di austerità dovuto a parametri che paiono nell’Unione Europea immodificabili e intoccabili come i dieci comandamenti, che condanna i paesi a una decrescita e noi in Italia ne sappiamo qualcosa.
Il Mes quindi non è per se stesso un problema ma rispecchia esattamente il progetto nascosto nel contesto dell’Unione Europea, un progetto che pone seri problemi di sovranità e di poteri finanziari in gioco.

Ultime da Editoriale

M5s Santi o mafiosi?

Di Alessio Papi Nell’agone politico del governo giallorosso mancava la ciliegina sulla
Vai a Inizio pagina