Repressione della stampa indipendente, primato negativo per la Cina.

in Esteri

Secondo il CPJ (comitato per la protezione dei giornalisti di New York) sono almeno 250 i giornalisti incarcerati in tutto il mondo, la Cina detiene il primato in negativo con 48, uno in più  rispetto al 2018.

Il presidente cinese Xi Jimping continua ad intensificare i controlli sui media, seguito dal governo turco con 47, che nonostante il secondo posto conta il maggior numero di arresti nell’ultimo  triennio.

Un paese con una repressione della libertà di stampa tale da aver portato a chiudere 100 redazioni indipendenti tramite azioni intimidatorie.

Si contano dozzine di giornalisti attualmente sotto processo in Turchia che ancora rischiano il carcere e altri sono stati condannati in contumacia.

Il rapporto afferma un aumento degli arresti in tutto il Medio Oriente, L’Arabia Saudita al terzo posto alla pari con l’Egitto con 26 prigionieri ciascuno.

Il CPJ ha espresso preoccupazione per 18 arrestati in Arabia Saudita tra i quali 4 giornalisti di cui non sono state divulgate le accuse e per cui sono trapelate notizie di pestaggi e torture.

Gli arresti in Egitto sono stati una delle cause delle proteste di settembre in cui venivano chieste le dimissioni del Presidente Abdel Fattah El -Sisi.

Secondo gli attivisti il totale globale di 250 arresti è un numero preoccupante e nonostante sia sceso rispetto ai 273 del 2016 resta comunque lo stato di allarme per la salvaguardia della libertà di stampa.

Il comitato ha citato nel suo rapporto il caso della giornalista freelance cinese Sophia Huang Xuequin, arrestata ad ottobre dopo aver marciato con i manifestanti democratici ad Honk Kong, e il  caso del reporter egiziano Mohammad Mosaed, arrestato per aver twittato le notizie durante la  protesta per l’aumento dei prezzi del carburante.

Come dire, siamo liberi di scrivere ciò che vogliamo purchè non si tratti di politica e religione e istituzioni varie.

Traduzione a cura di Cecilia Sagnelli

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