NESSUNA CRISI. IL GOVERNO GIALLOROSSO È QUI PER RESTARE, ANCORA MOLTO A LUNGO 

in Editoriale

di Souad Sbai

La maggioranza giallorossa è nel caos, ma ci sarà una nuova crisi di governo? Le enormi difficoltà nell’affrontare dossier strategici come Ilva e Alitalia, il tira e molla sulla manovra e le accuse (ben riposte?) di tradimento nella vicenda legata al MES, stanno sottoponendo la tenuta dell’alleanza tra PD e Movimento Cinquestelle a prove di stress che per molti commentatori preludono a una prossima e inevitabile caduta del Conte bis.

D’altro canto, non è mai l’interesse del paese quello che conta. L’attenzione è tutta rivolta al gioco politico e allora si può anche navigare a vista in un mare in tempesta, perché l’unico vero obiettivo è condurre la legislatura il più possibile avanti nel tempo, addirittura fino alla sua scadenza naturale nel 2023. Obiettivo eccessivamente ambizioso e irraggiungibile?

Il terrore di un tracollo pressoché certo se nuove elezioni politiche dovessero svolgersi in tempi brevi, è un collante in grado di tenere insieme la maggioranza giallorossa ancora a lungo. In ogni caso, il matrimonio molto difficilmente verrà spezzato prima delle nomine ai vertici degli enti di stato da effettuare in primavera. Da lì alla finanziaria 2020 il passo è breve, per poi proiettarsi nell’anno successivo.

Per allungare ancora il brodo, potranno esserci rimpasti e aggiornamenti del contratto di governo, tavoli di discussione e commissioni speciali, oltre a manovre diversive da porre in essere all’occorrenza: dopo l’okkupazione dello spazio pubblico da parte delle Sardine e di Bella Ciao, cos’altro devono attendersi gli italiani?

Il tutto nel quadro confortante del protettorato europeo, che con Commissione e Parlamento garantisce pieno supporto all’attuale reggenza del paese, basta continuare a seguirne i dettami in materia economico-finanziaria e di migranti.

Impossibile per Bruxelles trovare altri esecutori del calibro di Conte e degli esponenti del PD, a cui invece il voto popolare toglierebbe le leve del potere. Questo gioca senza dubbio a favore della sopravvivenza dell’esecutivo, nonché dell’elezione del nuovo Capo dello Stato da parte della maggioranza giallorossa.

Siamo quindi giunti al termine della legislatura, con un ritorno alle urne caratterizzato da una legge elettorale ad hoc, che in caso di sconfitta garantirà l’ingovernabilità necessaria agli ennesimi giochi di palazzo volti a ricostituire gli assetti odierni, ovvero il Conte tris.

È stato profetico il fondatore del Movimento Cinquestelle, Beppe Grillo, all’indomani del colpo di mano che ha posto fine alla sventurata esperienza di governo gialloverde: “Abbiamo 10 anni davanti”, ha dichiarato, rivolgendosi ai giovani del PD.

Le ansie di coloro che puntano il dito sulla presunta deriva anti-democratica degli italiani – il 48% dei quali sarebbe favorevole “all’uomo forte al potere che non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni”, secondo un sondaggio dell’ISTAT – non sembrano tenere conto dell’assoluto disprezzo per la sovranità popolare mostrata dal PD e dal Movimento Cinquestelle. Se il primo è recidivo, non stupirebbe che lo diventasse anche il secondo.

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