Elezioni Regno Unito, Johnson superfavorito al 43%: con lui Brexit entro 31 gennaio. Ma resta l’incognita dei 18 collegi “super marginali”

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I sondaggi danno vincitore Boris Johnson. Ma i media britannici ricordano quanto sia incauto affidarsi ai numeri, visto il clamoroso fallimento del 2016, quando Remain veniva dato in vantaggio sul Leave. Non è andata così: i britannici tre anni fa hanno scelto di divorziare da Bruxelles, eppure non se ne sono ancora andati. In mezzo c’è stata la tripla bocciatura degli accordi di Theresa May con la commissione Uele sue dimissioni, e un milione di persone in piazza per chiedere di non uscire più dall’Unione europea. Così dalle 7 alle 22 (8-23 ora italiana) tornano alle urne a dicembre, e l’ultimo voto in questo mese nel Regno Unito risale al 1923. Se l’attuale premier vincerà assicurandosi la maggioranza in Parlamento (326 seggi su 650, perché 650 sono i collegi elettorali tra Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord), allora Brexit si farà entro il 31 gennaio. Nel caso di una sconfitta – improbabile – il nuovo governo sotto la guida del leader laburista Jeremy Corbyn potrà rimettere tutto in discussione. Brexit inclusa, con un nuovo referendum.

Secondo gli ultimi sondaggi di YouGov pubblicati dal Guardian, i conservatori sono dati al 43%, i laburisti al 33%, i libdem al 13. Poi Verdi, Scottish National Party (Snp) e Brexit party tutti al 3%, il gallese Plaid Cymru all’1% e altri partiti al 2%. Il punto non è tanto il risultato finale, quanto il margine – i seggi – che i Conservatori otterranno. Con un sistema uninominale maggioritario fare i conti in anticipo è difficile. Secondo le previsioni, i Tories potrebbero ottenere fino a 339 seggi, ma non c’è certezza che possano superare la fatidica soglia dei 326, necessaria per la maggioranza assoluta. Stando sempre agli ultimi sondaggi di YouGov ne andrebbero 231 ai Labour, 41 al Snp, 15 ai LibDem, 4 a Plaid Cymru, 1 ai Verdi. Quelli di Tories e Labour sono due programmi totalmente contrapposti, che potrebbero uscire più sfumati dalle urne, se entrambi i partiti non riuscissero ad ottenere una chiara maggioranza. Il gioco delle alleanze, più facile per i Laburisti che per i Conservatori, porterebbe inevitabilmente i due partiti ad annacquare le loro proposte, col rischio forse di un nuovo stallo parlamentare, come quello al quale abbiamo assistito negli ultimi anni.

Il rischio dei 18 – È questo il numero dei collegi “super marginali” britannici che potrebbero ancora privare il partito di Boris Johnson della vittoria annunciata. Collegi che i conservatori devono difendere, ma che potrebbero passar di mano con uno spostamento di appena 18mila preferenze, secondo due organizzazioni anti Brexit impegnate nella campagna per il cosiddetto voto tattico, ossia una media di mille per circoscrizione. Con casi limite laddove basterebbero poche decine o un centinaio di schede. Il vero sogno proibito che accomuna metà del Regno va però un passo oltre i “collegi super marginali”: frontiera lungo la quale del resto pure il partito laburista di Jeremy Corbyn e le formazioni minori hanno le loro trincee da salvare. E si spingono a prendere di mira quei seggi che, sebbene non proprio in bilico, di sicuro non risultano blindati. Incluso quello di Uxbridge, occupato niente meno che da Johnson in persona.
I leader teoricamente a rischio non mancano: a Belfast Nord traballa ad esempio il coriaceo Nigel Dodds, capogruppo della destra unionista nordirlandese del Dup; mentre in Scozia la 39enne Jo Swinson, paladina anti-Brexit dei liberaldemocratici, dovrà fronteggiare la concorrenza forte degli indipendentisti dell’Snp per conservare il proprio scranno, storicamente ballerino; e qualche patema, in Inghilterra, potrebbe non risparmiare Dominic Raab, ministro degli Esteri in carica. E mentre i leader politici continuano incessantemente a lanciare gli ultimi appelli nell’ultimo giorno prima del voto, più che sui sondaggi – che negli ultimi anni hanno clamorosamente fallito – gli occhi sono puntati sulle previsioni meteo. Per domani, quando i seggi saranno aperti dalle ci sarà per lo più pioggia e, in alcune zone della Scozia anche neve. E’ un dato importante ai fini dell’affluenza ai seggi, che potrebbe spostare gli equilibri nei collegi in bilico, determinanti per il risultato finale.

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