Arabia Saudita. Stop alla segregazione delle donne nei ristoranti, cade un altro tabù. 

in Editoriale

Cecilia Sagnelli

Il governo dell’Arabia Saudita ha annunciato di aver abolito la legge che imponeva la segregazione delle donne nei ristoranti e nei luoghi pubblici. È finita l’epoca delle entrate separate e delle pareti divisorie nei locali per uomini e donne.

Questa è solo l’ultima di una serie di riforme introdotte dal principe ereditario Mohammed bin Salman, volte ad abolire norme e pratiche discriminatorie nei confronti delle donne. Sono stati già compiuti passi molto importanti. Dal 2017 alle donne è permesso di guidare e nella capitale saudita non è più così strano vedere donne al volante senza l’hijab, il velo non integrale. Ora sono attesi nuovi provvedimenti che portino a un graduale allentamento del sistema di tutela maschile nei confronti della componente femminile, fino alla sua abolizione. Ogni donna nata e residente in Arabia Saudita ha infatti un “guardiano” (il padre, un fratello o un figlio anche se minorenne), che di fatto ne controlla ogni movimento e da cui deve ottenere il permesso per aprire un conto in banca personale o ottenere il passaporto.

Ma le donne saudite vogliono diventare padrone della propria vita. Se Mohammed bin Salman riuscirà a vincere fino in fondo le resistenze delle fazioni ultraconservatrici e radicali, ancora molto influenti e ostili ai diritti e alle libertà fondamentali delle donne, realizzerà un cambiamento epocale di cui beneficerà non solo l’Arabia Saudita, ma l’intero mondo musulmano.

 

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