Libia, Cina e i pasticci dell’Italia: ignorati gli alert degli apparati di sicurezza

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Equilibrismi pericolosi, incompetenza e forse anche una buona dose di arroganza. L’approccio dell’Italia ai dossier su Libia e Cina è a dir poco spericolato. Nel caso della Libia, ci mostriamo (e nei fatti lo siamo) completamente disinteressati agli sviluppi nella regione, dove dovremmo essere presenti per molteplici motivi, dall’interesse economico fino a quello legato alla sicurezza.

In Libia l’Isis persiste nelle sue attività, ed è bene ricordarlo sempre, e il flusso dei migranti non si arresta, nel totale disinteresse dell’Europa. Ma per il governo italiano tutto questo non conta. Sono stati completamenti ignorati gli alert degli apparati di sicurezza che, a tutti i livelli, da tempo segnalano criticità importanti a cui bisogna (bisognava ) dare risposta. Attualmente, in una prigione vicino all’aeroporto di Tripoli, sono detenuti circa 300 terroristi appartenenti a Ansar al Sha’aria. Ma non solo. Nel sud del Paese, esattamente nel Fezzan (da sempre una zona di traffici di ogni genere), Isis è presente e partecipa, anche gestendolo, al traffico di esseri umani i cui proventi vanno a sovvenzionare le attività terroristiche nel Paese e, più in generale, di tutto il network terroristico. Teniamo a ricordare che in Libia l’Italia ha grandissimi interessi economiciche, ci domandiamo, stiamo tutelando?

Accordo tra Libia e Turchia

E’ di ieri la conferma della notizia di un accordo tra Turchia e Libia per la gestione dei confini nel Mediterraneo. Detta così potrebbe risultare una cosa di poco interesse. In realtà la presenza di Erdogan in Libia è preoccupante. Fayez al Sarraj, il premier libico messo a capo di un governo di unità nazionale voluto dall’Onu, ha stipulato l’accordo con il Sultano che in cambio, già da tempo, sovvenziona la guerra di Serraj contro il generale Khalifa Haftar ormai alle porte di Tripoli. A dimostrazione della pericolosità dell’accordo e dei rapporti tra Turchia e Serraj, la Grecia ha escluso l’ambasciatore libico. 

E la comunità internazionale che fa? E l’Italia? Serraj è stato messo lì dall’Onu, che al momento si dimostra freddina nei suoi confronti. Tutto qua. A gennaio Berlino dovrebbe ospitare una nuova conferenza sulla Libia, dopo quella di Palermo organizzata dal governo Conte 1. Ricordiamo quell’evento, e ricordiamo anche le difficoltà a raggiungere accordi con gli attori di quell’area. 

A conferma della situazione esplosiva nel Paese nordafricano, un video di 31 minuti, è stato diffuso dall’Isis con il titolo “espellili da qualunque luogo loro ti abbiano espulso”, dove vengono riprese le immagini dell’uccisione in massa di civili e l’incendio di numerose case nelle località di Ghadwah, Sabha e Fuqawa, nel sud della Wilayat Libia. Il video mostra, inoltre, le azioni del convoglio dell’Isis che ha terrorizzato il deserto di Fezzan sino dal mese di aprile con incursioni costanti alla ricerca di approvvigionamenti di armi e munizioni e, in più di un’occasione, in blitz contro le milizie dell’LNA e nell’approntamento di check point dedicati alla razzia dei veicoli in transito ed alla riscossione di contanti da carovane di trafficanti di esseri umani. Questo a ulteriore conferma del consistente ritorno e rafforzamento della componente locale del Daesh.

I rischi di un’apertura non controllata verso la Cina

Il problema non è solo politico e diplomatico. Le aperture verso la Cina, se non gestite con accuratezza, rischiano di creare problemi di sicurezza alle nostre infrastrutture più importanti. Non a caso, nell’ultima relazione presentata al Parlamento, l’intelligence dedica ampio spazio all’espansione di Pechino. E il capo del Dis, Gennaro Vecchione, durante il suo intervento a “5G Italy” ha evidenziato come il 5G sia una tecnologia che per sua natura amplia la possibilità di spionaggio e di interferenze da parte di potenziali minacce esterne. Per queste ragioni, la preminenza dell’interesse nazionale deve condurre l’azione di tutti i governi.   

Fonte ofcs.report

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