IL CENTRODESTRA SCIOLGA SUBITO LA RISERVA SUL CANDIDATO

in Opinione

di Alessandro Sansoni

Il sondaggio pubblicato giovedì dal CorMez, che assegna un largo vantaggio al centrodestra alle prossime elezioni regionali campane, appare realistico, anche perché conferma altre recenti indagini demoscopiche. I dati riflettono, infatti, un trend nazionale, che vede la coalizione di centrodestra col vento in poppa rispetto alle forze che compongono la maggioranza di governo. Detto questo, è giusto rimarcare che dodici punti di vantaggio su De Luca sono forse troppi e probabilmente dipendono dal fatto che la campagna elettorale non è ancora iniziata, tant’è vero che ampia è la fetta degli indecisi (il 17,2%). Soprattutto un margine così ampio è plausibile soltanto nell’ipotesi di scenario formulata dal sondaggio, che vede in campo tre poli con propri candidati: non è da scartare, infatti, la possibilità che alla fine, con una delle piroette alle quali i grillini ci hanno abituato, non si componga anche in Campania un’alleanza identica a quella che sostiene l’esecutivo Contebis, con De Luca candidato presidente. In questo caso, il M5S pagherebbe pegno, assottigliando ulteriormente il suo consenso, ma i rapporti di forza cambierebbero, aumentando la percezione di efficacia competitiva del governatore uscente: un fattore da non sottovalutare, anche perché fungerebbe da attrattore nei confronti dei gruppi impegnati a costruire liste civiche da collegare al candidato più quotato.

Proprio per affrontare questo rischio, il centrodestra farebbe bene a sciogliere al più presto la riserva sul candidato. Assodato che la quota Campania spetta a Forza Italia, è sintomatico che le differenze di consenso riscontrate dal sondaggio tra Mara Carfagna e Stefano Caldoro (i due candidati più probabili), siano in realtà piuttosto esigue: due punti percentuali (49% Carfagna, 47% Caldoro). La differenza è dovuta alla maggiore esposizione mediatica del vicepresidente della Camera, ma non si riscontra alcun effetto trainante, come si era ipotizzato in passato. E’ la proposta politica complessiva a soddisfare l’elettorato non di sinistra, a differenza di quanto accaduto nel 2018, in occasione dell’exploit dei Cinque Stelle. Un dato generale, quindi. Mancando, però, la medesima fiducia nei confronti del ceto politico locale, poco efficace e sostanzialmente immobile anche nei suoi rappresentanti, la destra è chiamata ad accelerare sulla scelta del candidato e dei contenuti programmatici.

Troppo impegnata Mara Carfagna nei suoi negoziati con Berlusconi a livello nazionale, Caldoro appare come il candidato migliore, anche perchè ha trovato la forza di trascorrere questi anni in consiglio regionale come Capo dell’Opposizione. Un raro segno di attenzione verso questo territorio. Trovare subito una quadra sul suo nome, già a livello di classe dirigente locale, eviterebbe sorprese da parte di Berlusconi, con qualche nome pescato dalla cosiddetta società civile, che non sempre dimostra di avere la competenza amministrativa necessaria a governare i meccanismi della politica. Una scelta tempestiva metterebbe anche in condizione il candidato di attrezzare al meglio la sua coalizione, nel caso in cui De Luca si presentasse con un’alleanza Pd-M5S.

Soprattutto darebbe a Caldoro il tempo necessario a costruire un programma di governo e una squadra. A tal proposito non appare riproponibile il profilo tecnico e moderatamente riformista di dieci anni fa. Caldoro va bene, purchè non sia un remake. In primis, perché la Campania ha bisogno di un colpo d’ala e di porsi come faro di un non più procrastinabile riscatto del Sud. In secondo luogo, perché, se non è il nome del candidato a risultare determinante, lo è senz’altro l’identità politica della coalizione che lo sorregge e che “il popolo del centrodestra” vorrebbe finalmente anche a Napoli e in Campania chiara e precisa.

Dal corriere cartaceo