Censis: italiani ansiosi e dipendenti dallo smartphone: il 73,8% ne ha uno

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Lo stato d’animo dominante tra il 65% degli italiani è l’incertezza. Dalla crisi economica, l’ansia per il futuro e la sfiducia verso il prossimo hanno portato anno dopo anno ad un logoramento sfociato da una parte in “stratagemmi individuali” di autodifesa e dall’altra in “crescenti pulsioni antidemocratiche”, facendo crescere l’attesa “messianica dell’uomo forte che tutto risolve”. Lo rileva il Censis nell’ultimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese. “Lavoro prima preoccupazione” “Il lavoro è la preoccupazione numero uno degli italiani. Viene prima di sicurezza e immigrazione. Ci sono delle zone del nostro Paese che rimangono attrattive e territori dinamici – ha spiegato – ma sicuramente da questi è escluso il Mezzogiorno. Per questo la questione meridionale deve tornare nell’agenda con approccio nuovo”. Dipendenza da smartphone Il 25,8% di chi possiede uno smartphone non esce di casa senza il caricabatteria al seguito. Oltre la metà (il 50,9%) controlla il telefono come primo gesto al mattino o l’ultima attività della sera prima di andare a dormire, osserva il 53esimo Rapporto che dimostra come la diffusione su larga scala dei telefonini ‘intelligenti’ nell’arco di dieci anni abbia finito con il plasmare i nostri desideri e i nostri abitudini. Nel 2018 il numero dei cellulari ha superato quello delle tv. Oggi nelle case degli italiani ci sono 43,6 milioni di smartphone contro 42,3 milioni di televisori. Nelle case degli italiani, nel 2018, sono presenti 111,8 milioni di device, lo 0,5% in più rispetto al 2017. In ogni famiglia ci sono in media 4,6 device e sono 6,5 milioni le smart tv e i dispositivi esterni effettivamente collegati a internet per guardare programmi televisivi (+20,6% in un anno). Utenti passati dal 15% nel 2009 al 73,8% del 2019 La percentuale degli utilizzatori di smartphone in Italia è passata da un timido 15% nel 2009 all’attuale 73,8%. Sono stati i giovani under 30 i pionieri del consumo, passati da un’utenza pari al 26,5% nel 2009 all’86,3% dell’ultimo anno. A partire dal 2016 si registra un’impennata anche tra i giovani adulti (30-44 anni), fino ad attestarsi oggi al 90,3%. La diffusione su larga scala di una tecnologia personale così potente ha contribuito a una piccola mutazione antropologica che ha finito per plasmare i nostri desideri e le nostre abitudini. Il 25,8% dei possessori dichiara di non uscire di casa senza il caricabatteria al seguito. Oltre la metà (il 50,9%) controlla il telefono come primo gesto al mattino o l’ultima attività della sera prima di andare a dormire. I media influenzano l’umore C’è una correlazione tra l’umore degli italiani e i media che utilizzano? Secondo quanto emerge dal Rapporto Censis in Italia gli ‘arrabbiati’ si informano prevalentemente tramite i telegiornali (il 66,6% rispetto al 65% medio), i giornali radio (il 22,8% rispetto al 20%) e i quotidiani (il 16,7% rispetto al 14,8%). Tra gli utenti dei social network definiti ‘compulsivi’ (coloro che controllano continuamente quello che accade sui social, intervengono spesso e sollecitano discussioni) troviamo punte superiori alla media sia di ottimisti (22,3%) che di pessimisti (24,3%). Per leggere le notizie scelgono Facebook (46%) come seconda fonte, poco lontano dai telegiornali (55,1%), e apprezzano i siti web di informazione (29,4%). Gli italiani sono interessati alla politica, che costituisce “il principale oggetto dell’attenzione”, ma dicono ‘no’ ai politici in televisione. Questo il paradosso messo in luce Rapporto secondo cui le “cronache della politica” coinvolgono “il 42,4% della popolazione” tanto che “le vite di governi e partiti rappresentano, in assoluto, il genere di notizie più ricercato”. Ciononostante, rileva l’istituto di ricerca, “il 90,3% dei telespettatori rinuncerebbe di buon grado alla vista di un politico in tv”, preferendo attori, scienziati e cantanti. Valerii: “Il 48% degli italiani si affiderebbe a uomo forte” Nel rapporto emerge che i limiti della politica attuale sono nella rassegnazione a non decidere. “Tante, troppe riforme strutturali – rileva il Censis – sono state annunciate, ma mai concretamente avviate: nella scuola, nella giustizia, nella sanità, nella fiscalità, nel quadro istituzionale. Lo scenario nel quale ci muoviamo è affollato da non decisioni. Non per aver scelto, ma per non averlo fatto, la politica ha fallito e ha smarrito se stessa”, osserva ancora il Censis. Una politica sempre più attraversata da “pulsioni antidemocratiche. Abbiamo vissuto uno stravolgimento sociale, un momento di incertezza. E l’incertezza genera ansia, abbiamo misurato che ci sono delle incertezze antidemocratiche. Abbiamo visto che il 48% degli italiani si affiderebbe anche all’uomo forte al comando che possa non preoccuparsi delle elezioni e del Parlamento pur di risolvere i problemi” ha detto Massimiliano Valerii, direttore generale Censis, alla presentazione del Rapporto Censis. Aumenta per il 70% la percezione del razzismo e per il 58% quella dell’antisemitismo Negli ultimi tempi sembra essere montata una pericolosa deriva verso l’odio, l’intolleranza e il razzismo nei confronti delle minoranze. Il 69,8% degli italiani è convinto che nell’ultimo anno siano aumentati gli episodi di intolleranza e razzismo verso gli immigrati. Un dato netto, confermato trasversalmente, con valori più elevati al Centro Italia (75,7%) e nel Sud (70,2%), tra gli over 65 (71%) e le donne (72,2%). Il 50,9% di chi pensa che ci sia stato un aumento degli episodi di razzismo li attribuisce alle difficoltà economiche e all’insoddisfazione generale della gente. Il 35,6% invece li motiva con l’aumento della paura di essere vittima di reati, il 23,4% ritiene che dipendano dal fatto che ci sono troppi immigrati e il 20,5% pensa che gli italiani siano poco aperti e disponibili verso i migranti. Sembra essere tornato anche l’odio verso gli ebrei: un cittadino europeo su due considera l’antisemitismo un problema nel proprio Paese. In Italia a pensarla così è il 58% della popolazione. Ogni anno 100mila giovani ‘fuggono’ all’estero Cresce il numero dei giovani italiani laureati e diplomati che scelgono di vivere all’estero. Lo afferma il Censis. “Il fenomeno degli espatri – scrive – non è mai stato così ampio come negli ultimi anni. A partire dal 2015, in particolare, ogni anno più di 100mila italiani si trasferiscono all’estero e in gran parte si tratta di giovani diplomati e soprattutto laureati. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, nel 2017 il 31,1% degli emigrati italiani con almeno 25 anni è in possesso di un titolo di studio di livello universitario; il 53,7% ha un’età compresa tra i 18 e i 39 anni (età media di 33 anni per gli uomini e di 30 per le donne). Nel complesso tra il 2013 e il 2017 è aumentato significativamente non solo il numero di laureati trasferiti all’estero (+41,8%), ma anche quello dei diplomati (+32,9%). Tra il 2008 e il 2017 i saldi con l’estero di giovani 20-34enni con titoli di studio medio-alti sono negativi in tutte le regioni italiane. Quelle con il numero più elevato di giovani qualificati trasferiti all’estero sono Lombardia (-24.000), Sicilia (-13.000), Veneto (-12.000), Lazio (-11.000) e Campania (-10.000). Tsunami demografico, Italia rimpicciolita e invecchiata Gli indicatori demografici ci consegnano un’Italia rimpicciolita, invecchiata, con pochi giovani e pochissime nascite. Dal 2015 – quando è cominciata la flessione demografica, ed è stata una novità nella nostra storia – si contano 436.066 cittadini in meno, nonostante l’incremento di 241.066 stranieri residenti. Nel 2018 i nati sono stati 439.747, cioè 18.404 in meno rispetto al 2017. Nel 2018 anche i figli nati da genitori stranieri sono stati 12.261 in meno rispetto a cinque anni fa. La caduta delle nascite si coniuga con l’invecchiamento demografico. Altri dati: nel 1959 gli under 35 erano 27,9 milioni (il 56,3% della popolazione complessiva) e gli over 64 erano 4,5 milioni (il 9,1%). Finirà che tra vent’anni, su una popolazione ridotta a 59,7 milioni di abitanti, gli under 35 saranno 18,6 milioni (il 31,2%) e gli over 64 saranno 18,8 milioni (il 31,6%).

Rainews. Sulla diminuzione della popolazione giovanile hanno un effetto anche le emigrazioni verso l’estero: in un decennio più di 400.000 cittadini italiani 18-39enni hanno abbandonato l’Italia, cui si sommano gli oltre 138.000 giovani con meno di 18 anni.