Le multe a chi non vuole il Pos sono una battaglia di democrazia

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La Camera elimina le sanzioni previste dal prossimo anno per i commercianti che si rifiutano di installare i dispositivi per pagare con carta: la battaglia delle commissioni è uno specchietto per le allodole.

Siamo davvero un paese liquido, innamorato pazzo dei contanti, della sensazione delle banconote sui polpastrelli, dei quattrini sotto il materasso come si diceva una volta, o le istituzioni non hanno fatto nulla per traghettarci nel presente, più che nel futuro? Entrambi gli assunti sono veri, parrebbe di capire sia dai dati che dalle ultime novità del decreto fiscale collegato alla legge di bilancio arrivate nella notte dalla commissione Finanze alla Camera.

Primo fronte, i dati. Nel rapporto della Banca d’Italia battezzato proprio L’utilizzo del contante in Italia e risalente allo scorso gennaio, basato sui numeri della Bce con dati a loro volta relativi al 2016, si legge che quell’anno nei punti vendita “l’85,9% delle transazioni è stato regolato in contanti”. In termini di volume, si è invece trattato del 68,4% del totale. Vale a dire che la propensione a usare altri metodi come le carte – praticamente l’unico metodo considerato – sale solo, e di poco, al salire dell’importo. Il che, per inciso, fornisce il fondamento culturale all’assurda pretesa che alcuni commercianti impongono all’uso della moneta elettronica fissando dei minimi di pagamento a proprio piacimento.

In effetti quella cifra costituisce un’anomalia europea: nei 19 paesi dell’Eurozona, per esempio, il contante è stato utilizzato nei punti vendita per il 78,8% delle transazioni. Siamo sopra di sette punti considerando una forchetta che spazia dal 92% di Malta al 45% dei Paesi bassi. Ma peggio di noi fanno anche Spagna, Grecia e Cipro. In termini di volume, invece, la situazione si fa ancora più profonda, con una differenza rispetto all’Ue di quasi 15 punti, visto che tra i paesi dell’euro il contante ha coperto il 53,8% del valore complessivo degli scambi. In questo caso i margini di riferimento sono quelli di Grecia (75%) e ancora Paesi bassi (27%).

Che l’uso dei Pos dei negozi possa aiutare a tracciare le transazioni e a contrastare l’evasione è un fatto. Meno semplice, invece, è provare che porre dei limiti all’uso del contante possa evitare il sommerso. In ogni caso, studi o nessi di causalità a parte, l’impossibilità di pagare anche importi minimi con carte di credito o debito, e con le loro incarnazioni all’interno dei wallet digitali come Apple Pay o Google Pay – per non parlare di altri sistemi come Satispay dove il punto della questione non è il Pos ma la cultura digitale – è una faccenda di diritti. Si tratta cioè di una scelta in meno a disposizione dei consumatori, che vedono così toccati nel profondo i propri diritti di cittadinanza. Ma è anche una perdita secca per i commercianti, visto che corrono il rischio di non concludere una transazione perché non accettano altri metodi di pagamento che non siano i contanti. Sono costi difficili da stimare, che i negozianti tendono a snobbare felici di risparmiare pochi centesimi di commissione, ma sul medio e lungo periodo sono probabilmente significativi.

Il quadro delle commissioni che pesano sui Point of sale andrebbe senz’altro ridisegnato: costi di installazione, canone mensile, commissioni fisse di pochi centesimi sulle transazioni e commissioni percentuali portano a un peso che spazia fra l’1 e il 2% del totale dello scontrino. Poco o tanto? A noi sembra poco, può effettivamente diventare significativo su importi molto bassi dove tuttavia la legge di bilancio del 2016 aveva già ridotto allo zero virgola. Sarebbe il caso che per quel genere di transazioni le commissioni fossero annullate, così da rendere ingiustificabile il diniego anche per un caffè e cornetto da pochi euro.

Allo stesso tempo, però, quanto deciso dalla commissione Finanze è inaccettabile ed è un costo diffuso che pagheranno tutti cittadini con carte e altri strumenti digitali. Che, ricordiamolo, spesso non sono gratuiti neanche per i possessori i quali, vedendosi impedito l’uso anche per piccoli scambi, si ritrovano di fatto per le mani dei canali di pagamento inutili. Dal decreto fiscale sono state infatti eliminate le sanzioni per i commercianti che rifiutino di installare un Pos per i pagamenti con carte, che sarebbero dovute entrare in vigore dal primo luglio prossimo.

Lo ha celebrato il sottosegretario al ministero delle Finanze, Alessio Villarosa, collegando i due aspetti (commissioni e sanzioni) e festeggiando la surreale battaglia di retroguardia di un Movimento che da una parte chiede per esempio il voto elettronico e dall’altro non fa nulla per promuovere pagamenti veloci, tracciabili e per aumentare le scelte a disposizione dei cittadini. Nessuno, infatti, sarà torturato se desidera continuare a pagare in contanti: quella sui pagamenti con Pos è una battaglia di democrazia e il tema commissioni, per quanto fondato, è uno specchietto per le allodole che da anni giustifica un trattamento di favore ai furbetti dello scontrino. wired.it

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