“Terroriste”: donne che resistono nella Turchia di Erdogan

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A 29 anni Zehra Dogan artista e attivista curda, ne ha già passati 3 in carcere: propaganda terroristica contro lo stato, l’accusa a suo carico. La colpa? Aver raccontato con i suoi disegni le violenze dell’esercito turco a Nusaybin, cittadina curda nel sud est della Turchia, nel 2016, ed essersi rifiutata poi di tacere.

Anche quando, a soli 26 anni, l’hanno sbattuta dietro le sbarre. Dogan ha continuato a far uscire clandestinamente dal carcere le sue opere di denuncia: il racconto della repressione dei curdi, il “massacro” di Afrin, ma anche la battaglia dei ragazzi di Gezi park e il movimento delle donne per i diritti civili. La storia di Zehra è una storia di resistenza e coraggio civile nella Turchia ai tempi di Erdogan, dove dopo il tentato golpe del 2016, decine di migliaia di persone sono state arrestate – insegnanti, funzionari, magistrati, giornalisti.

La sua storia è anche al centro di Terroriste, un film di Francesca Nava, Marica Casalinuovo, Vichie Chinaglia e Marella Bombini  (produzione: Creative Nomads) che racconta la resistenza di tre donne turche accusate di terrorismo per aver difeso la causa curda: Zehra, artista; Asli Erdogan, scrittrice; Sebnem Korur Fincanci, medico. (Il film verrà proiettato oggi pomeriggio alle 18.30 al Nuovo Cinema Palazzo a Roma).

SEcondo quanto riportato da Repubblica Le vicende di Zehra e di Asli hanno mosso l’opinione pubblica internazionale. Il 18 marzo del 2018 lo street artist britannico Banksy inviò un messaggio al mondo sui muri di New York: Free Zehra Dogan, con un grande murale che ritraeva la ragazza dietro le sbarre, e Roberto Saviano, pochi giorni fa, ha invitato i suoi lettori a sostenere Asli Erdogan, “perseguitata dal regime criminale di Erdogan”. Perché difendere Asli significa difendere il diritto alla libertà di espressione, che il governo turco ha cancellato”.

“In carcere per me è stato fondamentale avere la solidarietà internazionale”, ci racconta Zehra Dogan in un’intervista che verrà pubblicata integralmente sul quotidiano di domani. “Mi ha reso più forte ma soprattutto più consapevole: possono tenermi fisicamente dietro le sbarre, ma non possono fermare i miei disegni, che arrivano ovunque. Non dobbiamo avere paura. Dobbiamo resistere”.

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