Venezia, la marea si ferma a 150. Danni incalcolabili e proteste. Il sindaco: “E il Mose?”

in Ambiente

Un disastro con danni incalcolabili. Sono queste le parole pronunciate dal sindaco Luigi Brugnaro mercoledì mattina, dopo un sopralluogo della città messa in ginocchio da un’acqua alta da record di 187 centimetri, seconda soltanto ai 194 centimetri raggiunti con l’alluvione del 1966. “Parliamo di centinaia di migliaia di euro” ha detto il primo cittadino che da giorni continua a monitorare la situazione. .La paura

Da martedì sera Venezia continua a essere protagonista di scene drammatiche con una marea prepotente che non scende e si accumula a quella precedente, creando ansia e disagi tra la popolazione. Sono stati nella notte 170 gli interventi dei vigili del fuoco che hanno soccorso in prevalenza anziani e disabili, impossibilitati a muoversi. Un uomo di 70 anni, Giannino Scarpa, è morto fulminato cercando di staccare la corrente nella sua abitazione di Pellestrina, l’isola tra il mare e la laguna che ha subito ingenti danni. Molti gli incendi causati da cortocircuiti, spenti dai vigili del fuoco, incluso quello al Museo di Arte Moderna e Orientale di Ca’ Pesaro che non ha provocato danni alle opere. Tanto lavoro anche all’interno della Basilica di San Marco che ha visto la cripta dove riposano i patriarchi, riempirsi quasi come nell’alluvione del 1966.

Il Mose

Oggi nel pomeriggio è atteso il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ma già da ieri le istituzioni cittadine, incluso il patriarca Francesco Moraglia, e il governatore Luca Zaia, chiedono aiuto allo Stato. Sullo sfondo del disastro di questi giorni ci si domanda dove sia finito il Mose, la grande opera progettata per tutelare Venezia dall’acqua alta, al centro di polemiche e continui ricorsi dopo lo scandalo delle mazzette del 2014. “È ora che il Mose venga ultimato, non possiamo esser sempre da soli” ha detto il primo cittadino “Vogliamo inoltre che Venezia partecipi ai progetti e non sia spettatrice. È un disastro, 187 centimetri vuol dire sette centimetri in meno del 1966, quindi un fenomeno straordinario. Invito i cittadini a documentare i danni e spedire le foto al Comune”. Non tutti sono d’accordo, come il movimento Fridays For Future che ha esposto un grande striscione in piazza San Marco con la scritta “Tide si rising and so we are”: “A poco servirà il Mose, Venezia è il simbolo di un Pianeta che dobbiamo salvare non scavando la laguna e lo dimostreremo il 29, nel corso di una manifestazione dedicata a Venezia”. Lo stesso per Italia Nostra, che contesta la grande opera per le gravi carenze tecniche e gli alti costi di manutenzione.

La notte

Il picco di paura lo si è raggiunto la scorsa notte, quando il vento è soffiato a 100 km all’ora, facendo tremare le case, spostando le barche, spaccando le balaustre e strappando l’intonaco dai muri. Le gondole di fronte all’Hotel Danieli in Riva degli Schiavoni sono state letteralmente spostate e sono finite sui muri dei palazzi. Da ieri i gondolieri si sono organizzati per riposizionare, ma saranno tantissimi i danni. Molte vetrine di hotel di lusso sono spaccate per la pressione dell’acqua, tantissime attività commerciali sono ancora all’opera per pulire i negozi dalla salsedine, ma non è ancora finita perché anche nei prossimi giorni sono previste perturbazioni. Il presidente Mattarella

 

“Su Venezia c’è una forte attenzione dello Stato italiano e la persona che mi è sempre stata più vicina è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella”. Nel corso di una conferenza stampa per illustrare la situazione nella Laguna, Brugnaro ha riferito di aver parlato al telefono con il Capo dello Stato “anche ieri sera” e ha riferito che “Mattarella si è informato sulla situazione in città. Tutte le volte che vado a Roma – ha aggiunto – e lo vado a trovare si informa su Venezia”.la repubblica

 

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