La città più green è Trento grazie a trasporti e rifiuti, ultima Catania

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Nell’anno in cui l’allarme sul cambiamento climatico si è preso la scena internazionale, è Trento a conquistare per la prima volta la classifica di Ecosistema urbano, il rapporto di Legambiente e Ambiente Italia che misura la performance ambientali delle 104 città capoluogo di provincia, che anche quest’anno verrà utilizzato nella storica indagine sulla Qualità della vita del Sole 24 ore.

Sul podio anche Mantova e Bolzano. Ultima è Catania, mentre Vibo Valentia e Siracusa restano “fuori” dalla classifica per insufficienza di dati forniti.

L’urgenza della questione ambientale
Il 26° rapporto Ecosistema Urbano arriva mentre il governo Conte-bis, insediatosi a settembre, conferma di voler puntare a una serie di misure green per favorire, tra le altre cose, un uso sostenibile delle risorse naturali, la transizione verso fonti di energia rinnovabili e l’efficientamento energetico.

Nel nostro Paese, del resto, la situazione continua a rimanere preoccupante: secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, l’Italia aveva avuto nel 2016 il primato fra gli Stati della Ue per morti premature da biossido di azoto e da ozono, rispettivamente 14.600 e 3.000.

A fronte di questi dati negativi, però, sta crescendo l’interesse crescente delle giovani generazioni verso la sostenibilità ambientale: non solo partecipano ai Fridays for future lanciati da Greta Thunberg,ma scelgono sempre di più facoltà come Agraria, Economia dell’ambiente e Ingegneria ambientale.

I risultati della classifica
In questo contesto la pagella verde dei capoluoghi di provincia italiani, che purtroppo non è mai povera di insufficienze, dispensa promozioni sia per le performance globali sia per l’adozione di una o più buone pratiche. L’ambiente urbano è tenuto sott’occhio anche nell’ambito dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile adottata dall’Onu.

Alle città è dedicato un obiettivo specifico con una serie di mete da raggiungere come l’accesso ai sistemi di trasporto e a spazi verdi pubblici sicuri, la qualità dell’aria, la gestione dei rifiuti, l’efficienza delle risorse, la sicurezza stradale.

Tutte voci che Legambiente tiene presenti per individuare una città ideale che, nell’ambito della sua indagine, otterrebbe il risultato massimo di 100. Quest’anno ad avvicinarsi di più a questo punteggio è stata Trento, che ha ottenuto il punteggio di 81,20 lasciandosi alle spalle Mantova e Bolzano, rispettivamente a 80,59 e 76,40. Un podio dai valori decisamente superiori a quelli dell’edizione 2018, che vide Mantova imporsi con lo “score” di 78,14.

Il successo di Trento, quarta lo scorso anno, è arrivato grazie alle basi solide degli anni passati come piazzamenti da top ten nella raccolta differenziata, nel sistema del trasporto pubblico, nel ricorso alle energie rinnovabili, in una rete idrica che limita efficacemente le dispersioni.

A questi si sono aggiunti progressi significativi sulla qualità dell’aria, con cali nella presenza dei fattori inquinanti.

«La conformazione del territorio cittadino, situato praticamente in una conca circondata da montagne, non favorisce un’aria pulita» sottolinea Corrado Bungaro, assessore comunale all’Ambiente.E questo tiene lontana Trento dai piazzamenti di eccellenza nelle tre graduatorie specifiche, ma i miglioramenti ci sono stati.

Trento in testa, tra investimenti e sfide
«I problemi rimangono soprattutto in alcune zone – spiega l’assessore – ma grazie alle scelte sulla mobilità le criticità sono diminuite. Trento ha aderito nel 2017 al progetto Stardust, che coinvolge centri di ricerca, amministrazioni locali e imprese di nove Paesi dell’Unione europea.

Quest’ultima contribuisce in modo importante (cinque milioni di euro su 6,5 di investimento complessivo) al nostro progetto di potenziamento della smart city».

Tra gli obiettivi, «la riqualificazione energetica del quartiere Torri di Madonna Bianca, che porti a una riduzione del fabbisogno del 50%; l’incentivazione della mobilità elettrica sia privata sia pubblica con una serie di strumenti, a partire da un “hub” per smistare le merci destinate agli esercizi del centro storico – conclude l’assessore Bungaro-.

Per il resto, non bisogna mai abbassare la guardia sugli aspetti educativi legati all’ambiente».

I segnali dal territorio nazionale
A livello generale Ecosistema Urbano rileva un miglioramento dell’aria, almeno per quanto riguarda le concentrazioni di polveri sottili e il biossido di azoto, per le quali si distinguono in positivo diversi centri meridionali medio-piccoli. Sul versante idrico la buona notizia è la riduzione dei consumi, a fronte di perdite della rete stabili, ma sempre molto alte. Ancora risultati al rialzo per la raccolta differenziata, passata in un anno dal 50,4 al 54,3% di media, con la punta di Ferrara che raggiunge quota 86.

Il trasporto pubblico fa registrare un incremento di passeggeri soprattutto nei centri piccoli e nelle metropoli, ma questo non impedisce un ulteriore balzo in avanti delle auto circolanti: in Italia sono ora 64 ogni 100 abitanti. Un buon segnale viene infine dalle piste ciclabili e dalle isole pedonali, entrambe in crescita e con Reggio Emilia e Lucca come rispettive capoclassifica.

Il «nodo Sud» e le metropoli
Anche quest’anno, nonostante i buoni risultati di Oristano (9° posto) e Cosenza (14°), è il Sud a risultare più in sofferenza. Occupa le ultime posizioni della classifica, anche senza considerare Siracusa e Vibo Valentia.

Secondo quanto riporta il sole 24 ore piazzamenti insoddisfacenti, infine, per grandi città come Palermo (100°, davanti solo alle corregionali Ragusa e Catania), Roma (89°), Torino (88°), Bari (87°), Napoli (che, pur recuperando cinque posizioni termina 89°) e Genova (73°). Nella prima metà della classifica finiscono invece Bologna (13°), Firenze (24°) e pure Milano, che però perde nove posizioni e occupa il 32° posto.

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