Italia vietata ai minori: 1,2 milioni di bambini e ragazzi vivono in condizioni di povertà „Italia vietata ai minori: 1,2 milioni di bambini e ragazzi vivono in condizioni di povertà“

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L’Italia resta ancora un Paese vietato ai minori. Sono oltre 1,2 milioni i bambini e ragazzi che vivono in condizioni di povertà assoluta nel nostro Paese, senza i beni indispensabili per condurre una vita accettabile. Un numero che in dieci anni è più che triplicato, facendo segnare un netto peggioramento tra il 2011 e il 2014, gli anni più duri della crisi economica, il tutto mentre l’Italia continua a non avere un Piano strategico per l’infanzia e l’adolescenza e investe risorse insufficienti in spesa sociale, alimentando gli squilibri esistenti nell’accesso ai servizi e alle prestazioni, condannando proprio i bambini e le famiglie più in difficoltà ad affrontare da sole, o quasi, gli effetti della crisi. La decima edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children fotografa una situazione drammatica, sottolineando al tempo stesso la riduzione degli investimenti per la spesa sociale per l’infanzia e l’istruzione, che allargano le diseguaglianze.

La povertà minorile in Italia

Oltre agli 1,26 milioni di minori in condizioni di povertà assoluta (563mila nel mezzogiorno, 508mila a nord e 192mila al Centro), Save the Children richiama l’attenzione anche sulla schiera di quelli che vivono in “povertà relativa”: nel 2008 erano 1.268.000, dieci anni dopo sono diventai 2.192.000. La povertà si manifesta nella mancanza di beni essenziali, ossia quello che serve per condurre una vita dignitosa: un’alimentazione e un’abitazione adeguata. La fredda e dura realtà dei numeri: 500mila bambini e ragazzi sotto il 15 anni (il 6% della popolazione di riferimento) crescono in famiglie dove non si consumano regolarmente pasti proteici e 280mila sono costretti ad un’alimentazione povera sia di proteine che di verdure. Nel 2018, 453mila bambini di età inferiore ai 15 anni hanno beneficiato di pacchi alimentari. La povertà dei minori si riflette anche sulle difficili condizioni abitative in cui molti di loro sono costretti: in un paese in cui circa 2 milioni di appartamenti rimangono sfitti e inutilizzati, negli anni della crisi il 14% dei minori ha patito condizione di grave disagio abitativo.

Italia vietata ai minori: la povertà economica si lega a quella educativa

Povertà economica e povertà educativa sono spesso due fenomeni correlati che si alimentano a vicenda e si trasmettono di generazione in generazione, sottolinea Save the Children, ricordando che in Italia 1 giovane su 7 ha abbandonato precocemente gli studi, quasi la metà dei bambini e adolescenti non ha letto un libro extrascolastico in un anno, circa 1 su 5 non fa sport, e la scuola si ritrova a far i conti pesanti tagli (spesso “lineari”) che hanno penalizzato le aree più in difficoltà. La lotta alla dispersione scolastica ha fatto diversi passi in avanti ma rimangono ancora profonde e drammatiche differenze tra le varie regioni e i dati del 2018 mostrano un pericoloso trend di ripresa per quanto riguarda questo fenomeno. Impossibile poi non tener conto della situazione strutturale degli edifici scolastici.

Secondo i dati Ocse, l’Italia spende per l’istruzione e l’università circa il 3,6% del Pil, quasi un punto e mezzo in meno rispetto alla media dei paesi OCSE, pari al 5%. Save the Children punta il dito contro la riforma del 2008 che pensando alla spending review ha di fatto “scippato alla scuola e all’università ben 8 miliari di euro in 3 anni, con tagli lineari e solo minimamente compensati con interventi successivi”. Mentre in molti paesi europei si decideva di rispondere alla crisi investendo in istruzione e ricerca, in Italia la spesa per l’istruzione è crollata dal 4,6% del PIL del 2009 al 4,1% del 2011 fino al minimo storico del 3,6% del 2016, secondo l’ultimo dato OCSE disponibile.

In Italia quasi un minore su due non legge un libro oltre a quelli scolastici durante l’anno. Nel 2008 i giovani non lettori erano il 44,7%, dieci anni dopo sono il 47,3 mentre 7 minori su 10 non svolgono sufficienti attività culturali, con i consueti divari tra regione e regione. I ragazzi leggono sempre meno, fanno poco sport, non sono sottoposti a stimoli culturali ma sempre negli ultimi dieci anni è salito il numero dei minori che usano ogni giorno la Rete.

Denatalità e “nuovi italiani”

La crisi economica ha avuto un impatto anche sull’aumento della denatalità: nel 2008, in Italia i minori rappresentavano il 17.1% della popolazione residente, mentre nel 2018 sono ridotti al 16.2%. Nascono pochi bambini e in media i genitori sono più anziani rispetto al passato, complice anche il percorso sempre più accidentato per raggiungere l’autonomia necessaria per creare un nuovo nucleo familiare. Cresce però il numero dei bambini e ragazzi di origine straniera presenti nel nostro Paese: nel 2008 erano poco più di 700mila e a dieci anni di distanza sono oltre un milione. Oggi più di un residente minorenne su 10 in Italia ha la cittadinanza straniera.

Le conseguenze della bassa spesa sociale per l’infanzia

L’Italia rimane uno dei paesi europei che investe meno nell’infanzia, dove permangono divari tra le diverse regioni nel reale accesso ai servizi per i bambini e le loro famiglie. A fronte di una spesa sociale media annua per l’area famiglia e minori di 172 euro pro capite per interventi da parte dei comuni, la Calabria si attesta sui 26 euro e l’Emilia Romagna a 316, ricorda Save the Children. Un divario che penalizza il Sud e in particolare tutte quelle aree che sono state colpite dalla mancata definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEP) previsti dalla riforma del Titolo V della Costituzione. In mancanza di un intervento di riequilibrio da parte dello Stato centrale, i divari territoriali e regionali sono cresciuti, piuttosto che diminuire, nel corso degli anni. today

 

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