Patrick Day non ce l’ha fatta: si spegne a soli 27 anni

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Un’altra tragedia ha colpito il mondo del pugilato. Dopo il decesso del russo Dadashev, e quello dell’argentino Santillan, nella giornata di ieri si è spento anche Patrick Day, 27enne originario di Freeport (New York). Day era stato ricoverato d’urgenza in seguito a un trauma cerebrale che aveva subito nel corso del match contro Charles Conwell, finito per KO alla decima ripresa, andato in scena lo scorso sabato alla Wintrust Arena di Chicago, nell’Illinois.

 

La corsa in ospedale e l’operazione chirurgica al cervello tempestiva non sono bastate. Dopo tre giorni di coma purtroppo la sua vita si è spenta. Durante le ultime ore è stato circondato dall’affetto e il sostegno dei suoi cari, dagli amici intimi e dai membri della sua squadra di boxe, compreso il suo mentore, amico e allenatore, Joe Higgins. Prima di affermarsi come pugile professionista, Day è stato un dilettante altamente decorato: ha vinto due titoli nazionali, il torneo Golden Gloves di New York e, inoltre, è stato il sostituto della compagine olimpica, tutto nell’anno 2012.

 

Diventato professionista nel 2013, ha conquistato il titolo WBC Continental America nel 2017 e il campionato intercontinentale IBF nel 2019. Lo scorso giugno è stato classificato nella top 10 sia dalla WBC che dall’IBF. Il suo record da professionista è composto da 17 vittorie (sei delle quali ottenute prima del limite), un pareggio e quattro sconfitte.

 

Patrick Day è stato anche uno studente universitario che ha dedicato molto del suo tempo allo studio per il raggiungimento dei risultati: ha infatti conseguito un diploma in cibo e nutrizione presso il Nassau Community College e, successivamente, una laurea in salute e benessere presso la Kaplan University.

 

Tutta la redazione di BoxeMania si stringe attorno al dolore della famiglia del ragazzo. Il pugilato è uno sport fantastico in grado di insegnare valori come il sacrificio, la lealtà, il rispetto delle regole, ma sa anche essere spietato. Ora, ne siamo certi, assisteremo a un’ondata di lamentele da parte dei media non allineati con questo sport, solamente perché non ne comprendono la bellezza che anche Patrick Day aveva percepito.

 

La boxe non è per tutti, e tragedie come queste ce lo fanno capire ancora di più. Ovviamente servono più controlli e forse vanno introdotte nuove regole per cercare di rendere questo sport ancora più sicuro. Ci auguriamo solamente che questa o altre tragedie del passato, anche quello più recente, non servano per sparare addosso a uno sport che continua ad appassionare migliaia di persone.boxemania