Eva, la bambina curda che lancia un appello contro la guerra in Siria „”Fermate questa guerra e ridatemi l’infanzia”: l’appello di Eva, bambina curda“

in Esteri

Fermate questa guerra. Mi darete mai la pace? Mi restituirete l’infanzia?”. Con queste parole, semplici e potenti, la piccola Eva si rivolge ai grandi del mondo per fermare la guerra nel nord della Siria. Eva è una bambina curda del Rojava, il Kurdistan siriano, e il suo messaggio sta facendo il giro del mondo, nei giorni dell’offensiva della Turchia di Erdogan contro il popolo curdo. In pochi giorni il conflitto ha causato la morte di centinaia di soldati curdi e di decine di civili.

Eva, la bambina curda che lancia un appello contro la guerra in Siria

La bambina, parlando in inglese alla tv curda Kurdistan24 (video qui sotto), si rivolge all’Unicef, alle Nazioni Unite e a Donald Trump chiedendo loro di intervenire. “Mi chiamo Eva, sono di Rojava, di Kobane, di Afrin, di Quamishli, di tutto il Kurdistan. Sono figlia unica e sono una bambina dimenticata. Non ho mai imbracciato un’arma”, dice rivolgendosi alla telecamera con gli occhi segnati dall’orrore della guerra. E continua: “Ho solo un grande cuore rivolto verso tutto il mondo. Mi darete la pace? Mi restituirete l’infanzia? E’ questo il mio messaggio: per favore, vi supplico, fermate questa guerra”.

Secondo quanto riporta To Day l’Onu, oltre 150mila persone sono state costrette a mettersi in fuga dalle loro abitazioni nella Siria nord-orientale a causa dell’avanzata delle truppe turche, con il rischio che da questa offensiva possa svilupparsi una guerra su grande scala. L’esercito turco, sostenuto dalle milizie ribelli siriane prevalentemente jihadiste, ha lanciato da mercoledì 9 ottobre una vasta operazione militare ad est del fiume Eufrate nel nordest siriano.

Nelle intenzioni di Ankara si vuole “ripulire” la regione dalle milizie Ypg, le Unità di difesa del popolo considerate dal governo turco un gruppo terroristico. Le Ypg sono una formazione curda che domina le Forze democratiche siriane (Sdf), un’alleanza curdo-araba con cristiani e turcomanni, costituita nell’ottobre del 2015 che – sostenuta dagli Stati Uniti – ha contribuito in modo decisivo alla sconfitta dell’Isis. La Turchia vuole creare una sorta di “cuscinetto” per evitare di trovarsi le Ypg al di là del confine. Un “cuscinetto” profondo oltre trenta chilometri, al cui interno costruire 140 villaggi in cui ricollocare almeno due milioni di rifugiati siriani che attualmente vivono in Turchia.

Attaccati dalla Turchia e abbandonati dagli Stati Uniti, oggi i curdi siriani si sentono traditi proprio da quel mondo occidentale che aveva espresso sostegno e stima nei loro confronti negli ultimi anni. Lunedì 14 ottobre il Consiglio Europeo ha delegato ai singoli Stati membri la possibilità di imporre restrizioni all’esportazione di armi in Turchia in conseguenza alle operazioni militari condotte da Ankara nel nordest della Siria.

Una decisione presa per evitare di scomodare i Paesi membri della Nato che – in primis il Regno Unito – si erano opposti ad un embargo formale europeo alla vendita di armi ad un loro alleato. “Inoltre procedendo per via nazionale le misure sono più rapide”, ha spiegato l’Alto Rappresentante dell’Ue per gli Affari Esteri Federica Mogherini. Peccato che anche se tutti i Paesi europei smettessero di armare la Turchia, l’esercito di Ankara non avrebbe di che risentire. L’ipocrisia della decisione presa dai Paesi europei diventa lampante nelle parole di Emced Osman, portavoce del Consiglio democratico siriano, il braccio politico delle Forze democratiche siriane (Fds), alleanza curdo-araba dominato dalle Unità di protezione del popolo curdo (Ypg): “Ankara ha già abbastanza armi per uccidere il nostro popolo”.

Pur esprimendo l’apprezzamento per tutti quei Paesi europei che hanno mostrato rispetto per i “sacrifici fatti dai combattenti delle Fds” nella lotta all’Isis, Emced Osman chiede all’Unione europea di esercitare una maggiore pressione per fermare l’aggressione turca e il disastro umanitario: “Riteniamo che la situazione necessiti di una pressione diretta sulla Turchia per fermare questi crimini. Gli Stati Uniti ci hanno aiutato nella guerra contro l’Isis, ma poi hanno buttato via tutto quello che è stato fatto ritirandosi dal Rojava. Le forze curde stanno facendo tutto il necessario per proteggere la sicurezza della regione e impedire il ritorno dell’Isis”.

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