Trump mette sanzioni, il Pentagono: Ankara ha fatto fuggire l’Isis Mike Pence in Turchia per convincere Erdogan a fermarsi

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Siria

Gli Stati Uniti chiedono alla Turchia di fermare «immediatamente» le operazioni nel Nord-Est della Siria e impongono sanzioni per frenare l’azione militare di Ankara. E’ stato il presidente Donald Trump a chiamare Recep Tayyip Erdogan e ad annunciarli le nuove misure. Erdogan ha risposto che non attaccherà la città di Kobane, già assalita dall’Isis nel 2014 e salvata dai curdi con l’aiuto dell’aviazione americana. Ma non ha promesso il ritiro delle sue truppe. Per mediare arriverà in Turchia il vicepresidente Mike Pence ma la Casa Bianca ha inasprito molto i toni e Trump ha anche detto che «l’invasione turca ha scatenato una crisi umanitaria e aperto la strada a possibili crimini di guerra», un’allusione all’uccisione di civili da parte delle milizie arabo-sunnite alleate.

Trump ha comunque deciso di proseguire con il ritiro delle truppe. Ufficiali americani hanno detto che il ritiro sarà completato “entro pochi giorni”, probabilmente entro domenica, prima del previsto. La partita militare e Washington punta sanzioni «senza precedenti» contro l’economia e contro alti ufficiali di Ankara. Saranno introdotti dazi del 50 per cento sull’export di acciaio turco negli Usa, che però rappresenta soltanto lo 0,4 per cento delle esportazioni turche negli Usa. Il presidente americano non ha fatto cenno della visita di Recep Tayyip Erdogan a Washington, prevista il 13 novembre e ancora in agenda. Più duro il Pentagono. Mark Esper ha accusato Ankara di aver «fatto fuggire prigionieri dell’Isis» e ha minacciato di rivedere i rapporti all’interno della Nato. Fra le possibili misure c’è il ritiro delle 50 testate nucleare tattiche custodite dagli Usa nella base di Incirlik, che potrebbero essere riportate negli Stati Uniti per una «revisione tecnica».

I russi impongono no-fly zone, curdi riprendono Ras al-Ayn
Sul terreno i guerriglieri curdi delle Forze democratiche siriane hanno lanciato una controffensiva nella notte e ripreso gran parte della cittadina di Ras al-Ayn e alcuni villaggi vicini. I curdi hanno sfruttato una impressionante rete di tunnel per cogliere i miliziani arabi alleati della Turchia di sorpresa. In alcuni punti sono arrivati a tre chilometri dal confine turco. La controffensiva è stata favorita dal fatto che gli F-16 turchi non possono più agire indisturbati. Gli americani hanno lasciato lo spazio aereo nel Nord-Est alla Russia. Coppie di Su-35 pattugliano la zona e almeno in un caso hanno fatto tornare indietro jet turchi che stavano per colpire postazioni curde. Vicino a Manbij i caccia russi hanno invece preso una colonna di ribelli filo-turchi che si avvicinava alla città. Questa mattina i governativi hanno preso il pieno controllo del centro assieme alla polizia militare russa.

Continua anche l’avanzata delle forze governative verso Est. Per la prima volta da sei anni sono entrate a Raqqa, assieme a pattuglie delle Forze democratiche siriane. Più a Ovest, hanno attraversato il ponte sull’Eufrate sulla M4 e si sono diretti verso il centro politico più importante dei curdi siriani, ancora minacciato dalla Turchia. Hanno incrociato pattuglie americane che stavano lasciando la base vicino alla città, senza incidenti. A Est prosegue l’avanzata da Hasakah e Qamishlo verso la frontiera con la Turchia e l’Iraq.lastampa.

 

 

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