In Tunisia vince Kais, il presidente islamico anti-corruzione

in Editoriale

di Souad Sbai

Le urne tunisine hanno premiato Saied Kais oltre le più rosee aspettative. Con il 72,53% delle preferenze, il candidato ultraconservatore succede così a Beji Caid Essebsi alla carica di presidente, sconfiggendo al ballottaggio Nabil Karoui, che ha conseguito appena il 27,47%. Una sconfitta, quella di Karoui, figlia di una campagna elettorale a dir poco anomala, vissuta in prigione e non tra la gente, contrariamente a quella di Kais. Come il suo arresto, anche la scarcerazione è apparsa strumentale. Nel primo caso, le accuse, vere o presunte, di corruzione ed evazione fiscale sembravano tese, più che a fare giustizia, a metterlo fuori gioco nella corsa alla presidenza a favore sia del primo ministro Youssef Chahed, che del candidato dei Fratelli Musulmani di Ennhada, che sarebbe poi stato Abdelfattah Mourou.

 

La scarcerazione di mercoledì 9 ottobre, a pochi giorni dalle elezioni di domenica 13, ha consentito di normalizzare il processo di elezione del nuovo presidente, evitando i cortocircuiti che la permanenza di Karoui dietro le sbarre avrebbe generato, sia in caso di vittoria che di sconfitta. Se la forma è salva, la sostanza è che a Karoui non è stata consentito di competere su base paritaria. La totale assenza di “par condicio” imposta al magnate televisivo non ha però giovato né a Chahed, né a Mourou. A beneficiarne è stato infatti Kais, il professore di diritto che, con una campagna elettorale non sfarzosa ma intelligente, è riuscito a far breccia sui 3/4 del 50% e poco più degli aventi diritto al voto che si sono effettivamente recati alle urne.

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