I curdi accettano l’aiuto di Assad per contrastare l’avanzata di Erdogan

in Esteri

Una svolta del genere era nell’aria e al momento le rivalità sono state messe da parte per far fronte al nemico comune: mentre i militari turchi avanzano sul confine siriano conquistando nuovo territorio ai curdi, Assad ha deciso di dispiegare le sue forze sul campo con i ribelli dell’Ypg per respingere l’offensiva di Erdogan.

Secondo quanto riferisce il Globalist l’accordo tra Damasco e i curdi è frutto dell’intermediazione della Russia, intervenuta dopo il ritiro ufficiale delle truppe americane da Kobane.

L’esercito siriano dovrebbe entrare nelle città di Kobane e Manbij, attualmente controllate dai curdi finiti sotto l’offensiva militare della Turchia, entro le prossime 48 ore

Raid contro un convoglio di civili e giornalisti

Altro crimine di guerra: gli aerei turchi hanno bombardato un convoglio di civili provenienti da diverse città del nord-est ella Siria a Ras Al Ain e facendo una strage.
Il bilancio è di 11 civili morti e 74 stati feriti, compresi alcuni giornalisti che accompagnavano i civili nella città.

C’è anche un reporter curdo tra le vittime del bombardamento turco di un convoglio con giornalisti stranieri e civili a Ras Al Ain, nel Nord della Siria. Si tratta di Saad Al-Ahmad, corrispondente di Hawar News Agency.
“Questo pomeriggio, un convoglio di civili, diretto da Qamishlo e Tal Tamer alla città di Serekaniye, è stato bombardato da un aereo d’occupazione turco. Di conseguenza, il nostro corrispondente, Saad Al-Ahmad, che accompagnava il convoglio, è caduto martire e il nostro corrispondente, Muhammad Akinci, è rimasto ferito, oltre a numerose vittime e altri civili feriti”, ha confermato l’agenzia.

 


La fuga dei terroristi

 

Alleati di fatto: grazie ai gruppi jihadisti al soldo di Erdogan molti tagliagola dell’Isis stanno scappando, come denunciato dalle autorità curde: “L’Amministrazione autonoma del Nord-Est della Siria ha annunciato che 785 elementi di mercenari stranieri dell’Isis sono fuggiti dal campo di Ain Issa in coordinamento con un gruppo di mercenari turchi”.

 

Le battaglie di Suluk e Ras al Ain

 

Barbarie e crimini di guerra: al quinto giorno dell’offensiva turca nel nordest della Siria che ha suscitato la condanna della comunità internazionale, il bilancio dell’intervento parla già di 150 vittime, di cui 52 civili – 14 dei quali uccisi oggi – e dell’esodo di oltre 130mila persone. Obiettivo dell’operazione voluta da Ankara è la creazione di una fascia di territorio di 32 chilometri che metta al riparo la frontiera turca dalla zona sotto controllo delle unità curde dell’Ypg, che Ankara considera ‘forze terroristiche’.
I combattimenti si concentrano oggi sulla zona tra Ras al-Ain e Tal Abyad: stando alla Ong Osservatorio siriano per i diritti umani, vicino Tal Abyad le forze turche ed i loro sostegni siriani hanno conquistato la località di Suluk. Di fronte alla resistenza curda, le forze turche progrediscono lentamente, stando alla stessa fonte, e in totale da mercoledì avrebbero conquistato 36 villaggi ma nessuna città di rilievo.
Tra i 14 civili rimasti uccisi oggi cinque persone che si trovavano a bordo di un’auto presa di mira dai combattenti filoturchi vicino Ain Issa. In cinque giorni sarebbero morti 104 combattenti curdi nelle violenze. Ankara ha annunciato la morte di 4 militari in Siria e di 18 civili colpiti da razzi curdi sparati contro città di frontiera turche.

 

Altre immagini testimoniano morti dopo un bombardamento dell’aviazione turca su Ras al-Aib. Secondo informazioni non confermate si trattava di un convoglio  nel quale c’erano anche giornalisti.

 

Il ruolo dell’Isis

 

Alla fine a Erdogan la presenza dell’Isis non dispiace. Perché si tratta di un fattore di destabilizzazione che può essere utile per i ricatti.
Del resto tra le milizie da lui sovvenzionate ci sono i jihadisti che provengono da al Nusra, ossia da al Qaeda.
E alla fine un patto tra le differenti componenti della galassia del terrorismo islamista è sempre possibile.
Anche per questo il tentativo è quello di aiutare i prigionieri dell’Isis e le loro famiglie a fuggire.
Ad Ain Aissa la situazione è drammatica e le autorità curde hanno lanciato un appello: “L’amministrazione autonoma del nord-est della Siria ha lanciato un appello urgente riguardo alle famiglie dell’Isis nel campo di Ain Issa, alcune delle quali sono riuscite a fuggire con l’aiuto dei mercenari turchi.
“Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la Coalizione internazionale contro l’Isis, la Lega araba, l’Unione europea e tutte le organizzazioni per i diritti umani, la brutale offensiva militare della Turchia e dei suoi mercenari è diventata vicina al campo di Ain Issa, che ospita migliaia di Le famiglie dell’Isis, alcune delle quali sono già fuggite dopo il bombardamento dei mercenari, a sostegno della rinascita dell’Isis.
Chiediamo quindi a tutti voi di assumervi le vostre responsabilità e di intervenire rapidamente per prevenire una catastrofe che non solo riguarderà la Siria, ma potrà bussare alle vostre porte quando le cose sfuggiranno di mano”.

Per toglieri altri dubbi basta vedere i bollettini di Amaq, ossia l’agenzia ufficiosa del Califfato che dà conto di attentati e uccisioni di militanti del Pkk.

Pkk perché l’Isis – come Erdogan – non definisce i curdo siriani con le loro vere sigle (Sdf o Ypg) ma usa il termine Pkk per sottolineare che siano terroristi.

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