Jihad giudiziario contro la libertà d’espressione

in Editoriale/Esteri

di Souad Sbai

Scrivi e poi muori. È questo il rischio che corrono ancora oggi in molti paesi i giornalisti, gli scrittori e gli intellettuali che osano sfidare il fondamentalismo sul piano dei fatti e delle argomentazioni. Tanti sono rimasti effettivamente uccisi, come tanti sono stati e restano oggi ridotti alla condizione di prigionieri politici: un colpo al cuore della libertà di espressione e di stampa, da parte di regimi non semplicemente autoritari, ma promotori d’ideologie e dottrine che puntano a stroncare i diritti umani, in particolar modo quelli delle donne. È quanto purtroppo accade nella Turchia di Erdogan, nell’Iran ostaggio del regime khomeinista, nell’emirato del Qatar, nel Pakistan di Maududi e della Jamaat-e-Islami, tutti stati il cui corso nella storia è stato deviato dalla causa islamista dei Fratelli Musulmani.

PER LEGGERE L’ARTICOLO INTEGRALE CLICCA QUI

 

Ultime da Editoriale

Vai a Inizio pagina