Una perizia sull’arsenale

in Cronaca

Offensività, potenza, provenienza, natura: entro novanta giorni il perito balistico Massimo Raimondi dovrà esprimersi sull’arsenale scoperto in casa di Fabio Del Bergiolo lo scorso luglio e pure su quello, più modesto, della sua villa di Antona, una frazione di Massa Carrara.

Ieri mattina il gip Nicoletta Guerrero ha conferito l’incarico, escludendo una delle richieste dell’avvocato Fausto Moscatelli, ossia l’accertamento di un eventuale utilizzo delle pistole, dei fucili e dei revolver sequestrati. A parere del giudice infatti il quesito non ha rilievo ai fini del reato contestato, che è quello di detenzione. Nel frattempo proseguono le indagini della Digos di Torino, che il 10 luglio arrestò l’ex funzionario dello Svad di Malpensa.

Gli inquirenti sospettano che il sessantaduenne – ai domiciliari da agosto a casa della mamma – fosse una specie di grossista delle armi alla ricerca continua di clienti, non importa di quale orientamento criminale o politico. Il gallaratese da mesi si proclama collezionista ed esperto, non certo trafficante inserito in un circuito terroristico. Ciò che la polizia di Torino non si spiega è però il missile Matra recuperato in un hangar dell’aeroporto di Rivanazzano Terme (in provincia di Pavia), in dotazione delle forze armate del Qatar. Perché Del Bergiolo avrebbe dovuto interessarsi a un razzo che certo non può essere esposto su una mensola in salotto? «Mi hanno chiesto un parere», ha spiegato durante i due interrogatori, uno davanti al gip Guerrero e l’altro in carcere a Busto, con il procuratore capo Gianluigi Fontana e i pubblici ministeri di Torino. L’inchiesta aveva preso le mosse dalla lettera con cui, nel luglio 2018, un ex agente del Kgb rivelava di essere a conoscenza di un attentato al leader della Lega Matteo Salvini, ordito da estremisti ucraini. Gli puntarono l’attenzione su cinque soggetti, piemontesi e valdostani, che avevano combattuto nel Donbass a fianco del Battaglione Azov, formazione dell’Ucraina in lotta contro le milizie filo-russe. Captarono così una conversazione durante la quale uno dei cinque fu contattato da un esperto d’armi che gli chiedeva se per caso fosse interessato a comperare un missile. La Digos subalpina trovò la pista che conduceva all’hangar nel Pavese e a Del Bergiolo.

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