Spagna, nessuna maggioranza per governo: si torna al voto per la quarta volta in quattro anni

in Esteri

Il re spagnolo Felipe VI ha constatato che non ci sono forze politiche con il sostegno parlamentare sufficiente a formare il governo. Di conseguenza, dopo lo scioglimento delle Camere lunedì 23, la Spagna andrà di nuovo al voto. Tecnicamente è ancora possibile un accordo fra le parti sempre che il dibattito possa celebrarsi non oltre venerdì, dato che i termini per la formazione di un nuovo esecutivo scadono alla mezzanotte di lunedì.Per la Spagna questo è il quarto ritorno alle urne in quattro anni. Dopo le consultazioni in extremis delle ultime 48 ore con i principali leader politici, re Felipe VI non ha potuto fare altro che constatare l’assenza di una forza in grado di formare un governo. A nulla hanno portato questi mesi di negoziati tra il leader dei socialisti e premier incaricato Pedro Sanchez, uscito vincitore dal voto del 28 aprile ma senza la maggioranza necessaria, e il capo di Podemos Pablo Iglesias.

 

Sanchez aveva presentato la sua ultima proposta a Podemos pochi giorni fa nel tentativo di convincerlo a sostenere un governo monocolore ma senza offrirgli incarichi nel consiglio dei Ministri. E proprio su questo si sarebbe consumata la orttura. Iglesias ha infatti chiesto a più riprese ruoli chiave o comunque all’interno dell’esecutivo e a un certo punto ha provato anche a fare un passo indietro per cercare di sbloccare la situazione. Sanchez si è mostrato però irremovibile, anche rispetto all’ultima proposta di Iglesias che nelle settimane scorse aveva ipotizzato la formazione di una coalizione di governo temporanea per approvare intanto la legge di bilancio. Un’opzione esclusa pero’ dai socialisti.

 

Ma Sanchez non è riuscito a stringere un accordo per formare un governo di coalizione neanche con le altre due principali forze politiche, i popolari di Pablo Casado e e Ciudadanos di Albert Rivera. Quest’ultimo sembrava aver aperto uno spiraglio ieri quando aveva dato la disponibilità ad astenersi “se fossero state soddisfatte certe condizioni” tra le quali la promessa di non alzare le tasse e il pugno di ferro contro gli indipendentisti catalani. Ma neanche 24 ore dopo l’offerta era stata ritirata da Rivera che ha definito la riposta di Sanchez una “presa in giro”. “Vuole i voti dei nostri partiti senza dare nulla in cambio. Se ci costringerà a votare di nuovo, il problema di questo paese avrà un nome: Pedro Sanchez”, ha dichiarato il leader di Ciudadanos dopo il suo colloquio con re Felipe.tgcom24