Omaggio a Bud Spencer ma le nuove generazioni non sono coinvolte

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Bambino, il falso sceriffo fratello di Trinità, Piedone, lo sbirro dallo schiaffone più potente di una pistola, Bulldozer. In una parola Bud Spencer. La mostra a Palazzo Reale a lui dedicata, cerca di mettere in luce non solo il personaggio cinematografico, ma anche l’uomo, lo sportivo, l’appassionato pilota e tutte le innumerevoli sfaccettature della sua personalità. Ottimo. È importante che personaggi in carne ed ossa, non frutto di elaborazioni elettroniche siano conosciuti ed apprezzati anche dai nati nell’epoca digitale che sono espertissimi di armi laser, flussi di onde magnetiche, ma ignorano il sonoro ceffone tutto fisico e niente virtuale dall’effetto straordinario ed esagerato sul nemico. Un super eroe in carne ed ossa. Magnifico. Ragazzi vi presentiamo Bud Spencer. La mostra è un vero e proprio inno alla personalità dell’attore, dello sportivo, dell’uomo. Tanti ricordi, costumi, qualche filmato. Si va bene, e poi? Qualche ragazzo guarda con indifferenza i cinturoni, i pugni nel filmato , le foto. Aspettative in picchiata. Bisognava creare l’occasione per l’incontro tra generazioni all’insegna di Bud. Peccato. Sarebbe stato interessante realizzare non solo una mostra della memoria ma uno sprone alla conoscenza e al divertimento per quelli che per ragioni anagrafiche non hanno potuto apprezzare l’attore da contemporanei. La natura stessa della persona e dei personaggi interpretati si presta ad un lavoro espositivo che sarebbe potuto essere molto vivace e, utilizzando i sussidi tecnologici dei nostri giorni, avrebbe potuto rendere appetibile la mostra anche ai non diversamente adolescenti. Il cinema in fondo adopera effetti speciali da sempre, non sarebbe stato certo strano se qualche trucchetto fosse stato adoperato per meglio introdurre il pubblico alla vicenda umana e cinematografica dell’attore. Lo scopo di una mostra del genere è duplice: gli anziani godono dal ritorno inaspettato e temporaneo con la loro infanzia., mentre figli e nipoti si affacciano ad una finestra aperta in modo divertente su un passato non troppo lontano nel tempo. Non c’è bisogno di molto per provocare la memoria delle persone, specie di quelle che hanno vissuto l’epoca che si sta mostrando, ma non bastano solo oggetti e filmati, per quanto accuratamente scelti, per fare di una mostra un successo. Lo scopo di una mostra è far nascere il desiderio di visitare un luogo in cui memoria e sentimenti si risvegliano e il passato è il più presente possibile. In tutti i visitatori, a prescindere dall’età. Il divertimento dev’essere per tutta la famiglia, proprio come lo sono i film di Spencer. Come allora far appassionare i nostri nativi digitali a storie, immagini ed oggetti che nulla hanno a che vedere con i loro beniamini dai poteri speciali? L’interpretazione rivolta ai bambini non è mai un estratto diluito di quanto si presenta agli adulti. Essa segue infatti un approccio totalmente diverso. È la resa finale, la visita dell’intera famiglia che invece deve risultare un’unica cosa. Il problema è facilmente risolvibile: tecnologia a gogo. L’uso dei visori del tipo VR combinato con lo smartphone potrebbe consentire ai più giovani di entrare nell’avventura del filmato che si proietta. In questo modo mentre l’occhio dei diversamente giovani si lascerebbe illanguidire, perdendosi nel pathos dei ricordi, quello dei molto diversamente anziani si proietterebbe nella realtà virtuale delle avventure di Piedone come nel più moderno dei videogiochi. La possibilità di fotografarsi accanto all’immagine dell’attore a grandezza naturale, di salire, anche solo virtualmente sulla dune buggy al suono della musica sono esperienze che potrebbero unire le aspettative dei grandi e dei piccoli. Un po’ di gioco in una mostra del genere sarebbe perfetto e conquisterebbe tutti. L’interpretazione combina molte arti, e si sviluppa diversamente secondo la tipologia del materiale a disposizione: scientifico, storico, architettonico, cinematografico, è il rivelare basandosi sulle informazioni. Una mostra come quella su Bud Spencer si sarebbe prestata ad un gioco interpretativo tale da giustificare anche il pagamento di un biglietto d’ingresso, l’acquisto di gadget e tutto ciò che avrebbe potuto trasformare un giretto nella memoria di alcuni in un ondata di emozioni da sperimentare insieme a Bud Spencer quasi come compagni d’avventura.ildenaro