Fondi Ue, Trentino vuole restituire un milione di euro destinati a integrazione. Cgil: “Così si rifiuta un regalo”

in Politica

Samba ha 21 anni ed è nato in Gambia. In Italia è arrivato appena maggiorenne, nel 2016, seguendo il percorso di migliaia di connazionali: a piedi attraverso l’Africa, detenuto nei campi in Libia, poi liberato grazie al riscatto che i suoi genitori hanno pagato vendendo la casa per salvargli la vita. Dopo l’incubo del Mediterraneo, la girandola dell’accoglienza lo ha portato in provincia di Trento, dove ora può “dire di avercela fatta”. Da qualche settimana è in prova come panettiere, e in attesa del suo primo contratto. Un risultato ottenuto perché è riuscito a imparare la nostra lingua, “e a quel livello – dice – non sono arrivato da solo”. Negli ultimi due anni, Samba ha partecipato ai tanti corsi promossi sul territorio dal Cinformi, il Dipartimento di accoglienza della Provincia autonoma di Trento, molti dei quali finanziati dal Fami, un fondo stanziato dall’Unione europea per favorire l’integrazione. Fondi di cui, fino ad ora, ha sempre beneficiato anche il Trentino, ma che ora la nuova giunta leghista vorrebbe addirittura restituire: “Sono soldi inutili, non mi interessano”, ha detto il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, confermando la notizia, riportata da Dolomiti.it, di una nota di rinuncia inviata al ministero competente, quello dell’Interno, rispetto all’attuazione di due progetti, dal valore totale di un milione di euro.Il Fondo Asilo Migrazione e Integrazione è stato creato dall’Unione Europea per sostenere tutti gli aspetti del fenomeno migratorio: asilo, rimpatrio e integrazione. All’Italia, nel complesso, sono andati 394.185.470 milioni di euro, che vengono gestiti dal Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del ministero dell’Interno, e a cui va aggiunta una somma dello stesso importo di risorse nazionali, per quasi 800 milioni di euro totali. Come tutte le altre regioni, negli ultimi anni anche la provincia di Trento aveva avuto accesso a questo tesoretto, presentando progetti che riguardavano l’inclusione scolastica, l’accesso ai servizi per gli stranieri, la partecipazione sociale.Prima delle elezioni provinciali dello scorso 26 maggio, con lo storico boom della Lega, la giunta guidata dal Partito democratico si era portata avanti con i lavori, ottenendo il via libera per due diverse finanziamenti, uno da 491.130 euro e l’altro da 538.000 euro. Per il primo però manca ancora la delibera esecutiva che la vecchia giunta non aveva avuto il tempo di fare e che, a sentire Fugatti, la nuova non ha intenzione di firmare. E per il secondo pacchetto, come spiega l’ex assessore alle Politiche sociali Luca Zeni, parte dei soldi potrebbero essere già arrivati: “Noi avevamo fatto la delibera di conversione in ottobre, ma la nuova giunta non ha messo in atto le procedure amministrative necessarie per far partire i progetti, anche se una percentuale dei fondi dovrebbe già essere in cassa”.Non solo una rinuncia a risorse acquisite sulla carta, ma anche la restituzione di somme già incassate. Scelta forte, per un amministratore locale, ma in continuità con la linea politica del ‘prima i trentini’ che ha portato al successo la Lega nell’estremo nord. “È una scelta surreale”, dice Franco Ianeselli, segretario della Cgil trentina. “Qui si parla di risorse aggiuntive, è un regalo che si sta rifiutando. E infatti Fugatti non ha saputo argomentare questa scelta, ma è evidente che per loro non integrare queste persone è un vantaggio, su questo basano il loro consenso politico. Non credo che la vecchia Lega Nord, pragmatica e concreta, avrebbe rinunciato a questi soldi”. Perché dietro ai progetti finanziati con il Fami, se da una parte ci sono storie di riscatto e integrazione come quelle di Samba, dall’altro ci sono i posti di lavori di chi si occupa di accoglienza e formazione: “È un settore molto importante in Trentino, intorno al quale gravitano tantissime persone. La Lega dovrà spiegare questa scelta ai trentini, che dice di voler mettere prima di tutti, e che adesso perderanno il lavoro”.La forza dei tanti progetti realizzati con i fondi Fami è quella di raggiungere anche i piccoli paesi delle valli trentine: “Eravamo pronti ad essere di supporto per organizzare la nuova sessione di corsi di italiano“, dice Roberto Caliari, assessore alle politiche sociali del comune di Mori. “Se davvero, come sembra, questi soldi non arriveranno, stiamo pensando di organizzarci da soli, sull’esperienza degli anni precedenti”. La proposta dell’assessore ha il sostegno dei cittadini: “Tutti hanno visto gli effetti positivi per la collettività. Si pensa solo ai richiedenti asilo, ma in realtà l’integrazione è ancora un problema anche per gli stranieri che vivono qua da anni e sono regolarmente residenti”. Lo era, ad esempio, per Atiqa, 35enne marocchina arrivata in italia 12 anni fa. La lingua era un ostacolo che non le consentiva neanche di capire le pagelle dei figli o seguire i consigli del medico: “Tutti i suoi movimenti erano legati a quelli del marito e i suoi rapporti sociali erano limitatissimi”, spiega Marina Togni, una delle operatrici che l’ha seguita nei corsi di italiano. “Ora è lei che si presenta da sola ai colloqui con gli insegnanti ed è diventata un appoggio per le connazionali”. Fouzia invece è nata in una famiglia povera del Marocco e quando a 22 anni è arrivata a Brentonico, paesino di 4mila abitanti poco distante dal lago di Garda, era totalmente analfabeta. “Ora l’italiano è la sua prima lingua ed è il marito che non può fare a meno di lei quando deve muoversi tra un ufficio comunale e l’altro”. Le due donne, insieme a una decina di connazionali, hanno anche partecipato a un corso di preparazione all’esame per la patente di guida: “Mi incontrano per strada e mi chiedono quando inizierà il prossimo: si aspettano una continuità, perché hanno iniziato un percorso che le ha migliorate, e con loro tutte le comunità in cui vivono”.Uno dei più importanti progetti di formazione civica e linguistica organizzati grazie ai fondi Fami è il Ccili, che fino a questo momento ha coinvolto circa 400 persone ogni anno: “I destinatari delle iniziative sono stati immigrati di prima generazione, tra cui prevalentemente donne in situazione di isolamento sociale”, spiega Claudio Bassetti, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca). “Queste persone hanno usufruito di competenze linguistiche e di cittadinanza preziose, mirate alla socializzazione e all’inserimento nella vita sociale della comunità”. Cnca, sindacati e associazioni del territorio hanno subito fatto fronte comune contro la decisione ventilata dalla giunta Fugatti di rinunciare ai finanziamenti già previsti: “È inconcepibile. Non si tratta di utilizzare risorse esistenti in altro modo, ma di rinunciare in toto a fondi già stanziati che non verranno erogati. Questo solo per pregiudizio, paura elettorale, tornaconto localistico, che non rendono certo un servizio al nostro territorio”.il fatto quotidiano