Tremonti: «La guerra al contante? Favorisce il nero»

in Economia

L’avvicinarsi della manovra riaccende le discussioni sulla lotta all’evasione fiscale a colpi di limiti o divieti all’utilizzo del contante. Ma tanta passione non sembra coinvolgere Giulio Tremonti. «La finanziaria – ragiona l’ex ministro dell’Economia – segna tradizionalmente l’inizio della stagione venatoria, che nel caso specifico si manifesta come caccia all’evasore fiscale. Ogni autunno si aprono i cancelli dello zoo: la novità di quest’anno è la varietà e la modernità delle specie».

 

«Non è più il vicino di casa o il negoziante che nega lo scontrino, si vede un’evoluzione in senso tecnologico che arriva fino a prospettare pagamenti realizzati con l’iride o con la mano. Una gamma di strumenti ampiamente utilizzati in Cina, dove in effetti il contante quasi non c’è più. Il che forse autorizza l’idea che da quelle parti si vada configurando una vera e propria dittatura, più che fiscale, digitale».

 

Da Bankitalia al Comitato per la sicurezza finanziaria, però, le analisi concordano nell’indicare un legame stretto fra la diffusione del contante e il rischio di evasione fiscale e riciclaggio.

 

Sono pronto a riconoscere ad altri una superiore capacità di formulare studi sull’evasione. Ma questa lotta al contante è la tipica forma di intervento demagogico e regressivo, perché il contante in Italia è prima di tutto lo strumento dei poveri e degli anziani. Con campagne di questo tipo, se anche non ti importa di perdere i voti, certamente non guadagni gettito perché spingi ancora più sul nero. Bisogna cambiare ottica.

 

In che senso?

 

Non è una norma fiscale a modificare i comportamenti di una società, ma è l’evoluzione della società a portare con sé migliori rapporti fiscali. Solo una prospettiva graduale e progressiva può avere successo se congiuntamente rispetta e coinvolge le persone. Gli interventi strampalati di cui si parla in questi giorni rischiano di essere incostituzionali, e fuori dal quadro europeo. Gli strumenti normativi, poi, devono considerare la realtà effettiva. Dopo l’11 settembre si pensò a un complicatissimo sistema di controllo dei flussi finanziari in funzione antiterrorismo, che però si sarebbe rivelato inutile perché gli attentati purtroppo sono continuati, ma in forma low cost.

 

Quando si guarda alle classifiche internazionali, però, l’Italia occupa le prime posizioni sia in termini di utilizzo del contante sia in termini di evasione. Non c’è un legame?

 

Le stime sull’evasione sono ampiamente discutibili. Dai calcoli Ocse sulle voluntary disclosure si scoprì per esempio che il capitale tedesco in Austria, Lussemburgo e Svizzera era pari a quello italiano in rapporto al Pil. E guardare a quello che capita nel resto d’Europa può essere di qualche utilità. Ci sono 11 Paesi che non conoscono limiti di legge all’uso del contante, e fra questi ci sono appunto Germania, Regno Unito, Austria, Svezia. È una scelta ideologica, di libertà e anche di sicurezza perché in tanti casi il contante può essere una riserva. E perché si assume che una totale dipendenza dalle banche sia un limite gravissimo alla libertà. È poi sbagliato pensare che ci sia un legame diretto e assoluto per effetto del quale se elimini il contante elimini l’evasione. Un conto è vietare il contante, altro conto è non usarlo: in 11 Paesi in Europa convivono l’assenza di divieti con l’uso del contante comunque volontariamente limitato alle piccole operazioni. Fermo che in molti casi va per contanti l’assegnazione ai dipendenti di enormi stock di auto a chilometro zero o l’acquisto non malavitoso di beni immobiliari di valore. In tutti questi casi si parla comunque di libertà considerata non incompatibile con i doveri fiscali.

 

In quest’ottica, allora, più dei divieti possono tornare utili incentivi e disincentivi.

 

Certo non quelli che ipotizzano aliquote Iva diverse a seconda della modalità di pagamento, anche perché l’Iva è per definizione europea e neutrale rispetto a ogni tipo di flusso finanziario.

 

C’è però il tema delle detrazioni e deduzioni fiscali. Alcune, per esempio quelle per le spese in risparmio energetico, sono già vincolate a pagamenti tracciabili. Non è un meccanismo da estendere?

 

Non credo su scala vasta e generale. Il cosiddetto contrasto d’interessi, per cui io batto l’evasione se ti concedo deduzioni e detrazioni, realizza l’ideale concentrazionario per cui ognuno diventa il finanziere dell’altro. Se applicati sistematicamente, poi, questi sistemi sono regressivi. Poniamo per esempio di concedere uno sconto fiscale al padrone di casa che chiama l’idraulico se si fa fare la ricevuta: a parità di lavandino, l’anziano pensionato che non ha capienza Irpef paga il prezzo pieno, il benestante ottiene invece la deduzione e quindi il lavandino gli costa meno.

 

Questa evoluzione non è però favorita da condoni, definizioni agevolate, paci fiscali e dalle tante forme di sanatoria che periodicamente si affacciano nell’ordinamento tributario. Chiudere davvero questa stagione non potrebbe aiutare?

 

Non è vero nemmeno questo. E anche in questo caso è utile vedere che cosa accade all’estero. Molti sistemi, a partire da quelli anglosassoni ma per arrivare anche a quelli continentali, conoscono meccanismi permanenti di definizione agevolata dei debiti fiscali. Il nostro è sempre stato invece un sistema dogmaticamente rigido, e un sistema rigido per forza produce rotture periodiche, sotto forma di condono. Solo negli ultimi anni abbiamo introdotto meccanismi come l’accertamento con adesione, e per esempio la Procura di Milano ha agito in questi termini nei grossi casi recenti. Se da noi i condoni sono stati saltuari, uno ogni dieci anni, in tanti altri sistemi, meno rigidi in assoluto, al posto dei condoni periodici ci sono meccanismi permanenti, addirittura preventivi.sole24ore