ALESSANDRO COSTA DOCENTE

MORIRE PER UNA PARTITA DI CALCIO?

in Opinione
ALESSANDRO COSTA DOCENTE

di Alessandro Costa

Sahar Khodayari, una ragazza iraniana di 29 anni è morta qualche giorno fa perché si è data fuoco.
Ian Palack, il martire della primavera di Praga si era dato fuoco anche lui, per protestare contro l’invasione sovietica del suo paese. Ma la disperazione di Sahar potrebbe essere giudicata molto meno significativa. Lei infatti ha compiuto questo estremo gesto di protesta per reagire ad una condanna a 6 mesi di carcere per essersi intrufolata illegalmente in uno stadio per assistere a una partita di calcio, cui le donne non sono ammesse in Iran. E nel nostro paese, evidentemente, il gesto di Sahar non è così importante, se soltanto La Repubblica ne da conto e lo fa nelle pagine sportive. Persino in Arabia Saudita alle donne è stato permesso di andare alle partite di calcio, ma evidentemente in Iran ad esse non è riconosciuta neppure questa piccola libertà di assistere ad un così popolare evento sportivo. Sahar non si è immolata per la libertà del suo paese, ma per quella delle donne iraniane, e di tutte le donne che in un grandissimo numero di paesi del mondo sono talmente discriminate da non poter neppure assistere ad una partita di calcio. L’oscuro male della discriminazione femminile colpisce però quasi tutte le comunità umane, anche quelle dei paesi più sviluppati e noi italiani non siamo certo da meno, se leggiamo tutti i giorni sui giornali di donne uccise da uomini che avrebbero dovuto amarle, perseguitate con feroci azioni di
stolking, bullizzate sui social media, ecc. Cara Sahar, sei morta per una partita di calcio ma credo che meriti di essere almeno ricordata e probabilmente tantissime donne, non solo in Iran, saranno certamente in grado di capire e di partecipare alla disperazione del tuo gesto.