IL BAVAGLIO DELLA PAURA

in Opinione


Di Adriano Segatori

Non c’è memoria nei decenni passati dalla fondazione di questa Repubblica di una condizione di governo neppure lontanamente paragonabile a quella attuale.


C’erano, sì, i famosi ‘rimpasti’ per ristabilizzare condizioni precarie a livello parlamentare, ma mai un Presidente ha osato superare in maniera così plateale e arrogante una crisi politica accettando – e forzando – compromessi di partito tanto irragionevoli.

Siamo passati da Monti a Letta, da Letta a Renzi, da Renzi a Conte – uno e due – senza che il popolo abbia potuto esprimere la sua più diretta ed esplicita volontà. E qui non si tratta di demagogia, almeno da parte di chi alla superstizione democratica non crede e condivide totalmente il pensiero di Mark Twain che <<se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare>>. È solo la denuncia contro di coloro i quali si fanno gargarismi di democrazia prima ancora di fiatare un qualsiasi becero giudizio e poi la rinnegano nel modo più grottesco delle maniere.

La manovra attuata contro l’Italia, perché tale è la posizione neo-governativa appoggiata e santificata dal potere finanziario dell’Unione Europea, è stata un volgare accordo bottegaio tra soci che non si sopportano, ma ai quali fa gola il bottino di poltrone e di privilegi da condividere.

I ladri di Pisa di giorno fanno finta di litigare e di notte vanno a rubare insieme. Questi, invece, litigano per davvero, si infamano a vicenda pubblicamente, si insultano senza remore e imbarazzi, poi, senza alcun ritegno, in pieno giorno rinnegano tutto e rubano la sovranità, la volontà e la speranza di quel popolo che presuntuosamente pretendono di rappresentare.

A loro, però, non basta il potere, vogliono anche il consenso. E per averlo, anche se finto, ipocrita e inaffidabile, scatenano la censura per i dissidenti.

Almeno un tempo, il comunismo era un apparato serio: c’erano i gulag, le purghe, i processi pubblici, le esecuzioni. Ora, questi cascami impotenti di un antico furore, pallidi ed estenuati epigoni di un’ideologia ormai condannata dalla storia, scatenano il silenzio. Qualche volta, è vero, attaccano in tanti alle spalle qualche nemico isolato come da tradizione familiare, ma i più sono contrari alla violenza, e allora oscurano, tolgono la voce, ripuliscono le parole, nascondono i profili, ridicolizzano il dissenziente, stigmatizzano l’opposizione.

<<Il Comitato centrale ha deciso: bisogna nominare un nuovo popolo>> ha scritto Bertold Brecht: e questo tentano di fare. Peccato per loro, perché sarà il popolo a cambiarli.

Una volta, in un incontro pubblico assieme a Claudio Bonvecchio e a Quirino Principe, una persona dal pubblico ci accusò di non essere democratici. Principi, a nome di tutti e tre, espresse un gustoso principio e disse: <<Sogno una monarchia assoluta, corretta talvolta da qualche sano e onesto regicidio>>.

Questa è la differenza con l’attualità. I boiardi al potere non potranno usufruire neppure di una gloriosa decapitazione, ma saranno condannati quell’emarginazione e a quella dimenticanza che colpiscono i protagonisti della cronaca, che nella Storia non entreranno mai.