“Gluten free”: i rischi per i non celiaci che li assumono I celiaci sono pochi, i prodotti senza glutine molti e spesso li assume chi non ne ha bisogno.

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Ormai i prodotti “gluten free”, senza glutine, sembrano “una moda” (ci sono percentuali e cifre che lo attestano). Si è creduto che servissero a perdere peso, aiutassero a praticare sport, a far funzionare il cervello ed anche a migliorare l’aspetto.

Tuttavia, Indispensabili per i celiaci, che sono una minoranza, sono ininfluenti o possono essere addirittura dannosi per chi non è intollerante al glutine e li assume. Lo scrive il sito Businessinsider.com, parlando del primo studio scientifico condotto da una equipe dell’Università di Sheffield, in Inghilterra.

In Italia solo circa 200 mila persone soffre di celiachia, una malattia genetica che comporta una infiammazione cronica dell’intestino tenue e che si manifesta con diarrea cronica, dolore addominale, gonfiore addominale, astenia e ritardo della crescita nei bambini.

Le diagnosi non aumentate molto in questi anni: “nel solo 2016 c’è stato un incremento del 32%. E le stime sostengono che in realtà il numero possa arrivare a 600 mila, anche se purtroppo non tutti vengono diagnosticati correttamente.I prodotti senza glutine vengono però acquistati in Italia da numeri ben più alti: sei milioni di persone. E si spendono 105 milioni di euro in prodotti specifici senza essere malati. In pratica per ogni italiano che soffre di celiachia certificata ce ne sono 30 che consumano alimenti privi di glutine pur senza averne bisogno”, spiega la nostra fonte. Ma perché tali alimenti hanno così successo? Forse perché tanti “hanno sviluppato una intolleranza ad alcune proteine del grano, tra cui gli inibitori della tripsina”. Gli scienziati stanno indagando.

Per ora, attraverso dei questionari, hanno dimostrato che i prodotti “gluten free” non apportano alcun beneficio ai non celiaci, ma anzi potrebbero portare dei batteri nell’organismo.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.