Dopo l’11 Settembre 2001 Diciotto anni fa l’attentato terroristico che cambiò il mondo

in Esteri


di Alessio Follieri

Sono già passati diciotto anni da quel giorno, l’11 Settembre 2001 e difficilmente non ricordiamo cosa stavamo facendo in quel momento. Quello che sembrava essere un martedì come tanti si è rivelato purtroppo un giorno storico che ha cambiato il mondo. Accadde l’impensabile, ciò che sembrava riproducibile soltanto nei film
avvenne nella realtà. Quattro aerei di linea dirottati, uno si schiantò sul Pentagono, due sulle torri, nord e
sud, del World Trade Center che implosero l’una dietro l’altra. L’altro volo, lo United Airlines 93 non raggiunse alcun obiettivo. Dalle ricostruzione emerse che i passeggeri cercarono di affrontare i dirottatori per riprendere il controllo del velivolo che si schiantò a Shanksville in Pensylvania.
Nell’arco di poche ore gli Stati Uniti piombarono in un caos inimmaginabile e il mondo intero vide aprirsi un’epoca di terrore. Fu uno shock, il primo nella storia di questa portata vissuto in diretta a livello globale. L’11 Settembre segna un prima e un dopo quella data. Da allora niente è stato più come prima. Negli attentati morirono
2995 persone di settanta nazionalità diverse e causò il ferimento di 6000 persone.
L’11 Settembre segnò uno spartiacque tra il prima e il dopo. Il terrorismo fondamentalista islamico, assunse da quella data un ruolo di primo piano mostrando un potenziale e un livello di pericolo del tutto nuovo. L’evento causò un cambiamento dei livelli di sicurezza a livello globale senza alcun precedente. Il pericolo terroristico da allora non ha più confini né tantomeno nazionalità. Il mondo intero ha sperimentato in una forma di terrore tangibile e del tutto nuova, l’inesistenza di luoghi sicuri, il clima di sospetto e episodi di isteria allarmistica.
E infatti proprio da quella data in quasi un ventennio che ne seguì, l’11 settembre inaugurò anche una serie di attacchi all’Europa. Abbiamo conosciuto il terrorismo di matrice islamica che per lungo tempo restò lontano dai confini dell’occidente e in qualche modo era un fenomeno allarmistico ma certamente non riempiva le pagine dei quotidiani. Spesso gli attentati avvenivano in territori già flagellati dalla guerra, dell’instabilità, dalla povertà. In qualche modo ci apparivano meno pericolosi e tutto l’occidente tendeva a sottovalutare nettamente l’entità di quanto stava avvenendo,non da pochi anni ma da decenni. Dall’11 Settembre 2001 è innegabile in qualche modo il problema ci ha bussato alla porta e lo ha fatto nel modo più cruento e impensabile. Cosa ci resta da quel giorno? Sicuramente un mondo diverso, una coscienza diversa. E’ tramontata quell’idea o illusione precedente di sicurezza. I diciottenni di oggi non sanno com’era prima perché basta fare un viaggio in aereo per scoprire banalmente
quanto prima fosse diverso. Non esisteva quel clima di controllo esasperante o quell’idea che in un angolo rimanesse uno zaino incustodito. Il clima del sospetto, il “nemico” che può essere tra noi ha alimentato quella sensazione di insicurezza e paura soprattutto con la capacità del terrorismo islamico di elaborare nuove forme e
strategie. Dapprima credevamo che fosse sufficiente eliminare specifici gruppi terroristici, come lo è stato Al Quaeda e la cattura e l’uccisione di Osama Bin Laden, ma in realtà il decennio successivo all’11 Settembre ci ha fatto scoprire la capacità straordinaria del terrorismo islamico di riformularsi in nuove organizzazioni. Nondimeno la strategia di attacco similare a quella avvenuta negli Stati Uniti non è stata piùripetuta. Allora non immaginavamo che potesse esistere qualcosa di ancora più terrificante. Ossia di gruppi esigui di persone arruolate e radicalizzate via web. Ragazzi delle periferie europee, nati in Europa in grado di organizzare rappresaglie armati o al volante di furgoni che falciano quante più persone possibili nei centri delle città europee. In qualche modo questa nuova formulazione di attacchi ha prodotto ancora più terrore con quanta facilità i terroristi sono riusciti a colpire il
cuore delle metropoli europee. E proprio questa nuova formula porta a interrogarci sul sistema della radicalizzazione estremista islamica. Soprattutto porta a interrogarci sullo stato della nostra società occidentale, ciò perché a colpire di più è quel sistema che riesce a far compiere atti diviolenza inaudita a ragazzi che apparentemente, (emarginati o no) vivono nelle periferie europee. Perché? Come può accadere? Al di là di tante discussioni l’11 Settembre ha aperto un epoca in cui l’occidente deve interrogarsi più a fondo oltre la
follia omicida che sconcerta, lascia senza parole e ci va vacillare nella paura dell’insicurezza.
Decenni fa i più grandi filosofi dell’era moderna si sono interrogati sulla debolezza dell’occidente, sul tramonto delle meta narrazioni, sui grandi ideali che giusti o meno, sbagliati o coerenti, avevano in qualche modo per secoli trainato il carro del progresso occidentale. L’occidente nella globalizzazione ha subito il tramonto di tutti
gli ideali che lo avevano caratterizzato convogliando nell’unico sistema che appare logicamente possibile, quello del mercato. Il monito era grave perché a livello umanistico la società occidentale a fronte dei cambiamenti globali del nuovo millennio rischia seriamente la propria sopravvivenza. Il confronto-guerra-scontro con l’estremismo radicalizzato è una delle sfaccettature più importanti e devastanti, ma ciò che ancora oggi si è restii a fare è l’importanza di interrogarci noi stessi e di capire dove sta andando la civiltà occidentale.



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