Terrorismo: cosa fare dei foreign fighters UE condannati alla pena di morte in Iraq?

in Esteri/Le Brevi

In Iraq da gennaio sono stati messi a morte oltre 100 prigionieri e altri 8022 attendono l’esecuzione nei bracci della morte secondo fonti di Amnesty International che attraverso Riccardo Noury Portavoce di Amnesty International Italia, ci fa sapere che la maggior parte delle esecuzioni si è basata sulle leggi speciali antiterrorismo e ha avuto luogo al termine di processi sommari, fondati su confessioni estorte con la tortura o su presunte dichiarazioni di persone mai comparse in tribunale. Le persone messe a morte erano prevalentemente combattenti dello Stato islamico, o sospetti tali, catturati nella battaglia di Mosul o consegnati alle autorità irachene dalle Forze democratiche siriane.  Noury pone un importante questione su Il Fatto Quotidiano: resta aperta la questione di cosa fare dei cittadini dell’Unione europea. La posizione irachena non è chiara: c’è chi negozia con gli Stati europei perché se li riprendano e chi, magari in cambio di aiuti economici, propende per svolgere i processi in Iraq difendendo la scelta della pena di morte.

 

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Costantino Pistilli

Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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