Russia, incidente nucleare: assordante il silenzio del Cremlino (e di Montecitorio)

in Ambiente/Le Brevi

Nessuna voce da coro politico sulla questione delle radiazioni in Russia dopo l’esplosione di un missile nucleare. Nonostante alcuni giornali italiani provino a difendere Mosca scrivendo che Putin stia dimostrando trasparenza ecco che due stazioni di monitoraggio della radioattività in Russia hanno smesso di inviare dati dopo l’incidente nucleare dell’8 agosto: due delle stazioni più vicine al luogo dell’incidente, avvenuto nei pressi della base militare di Nenoksa, sulla costa del Mar Bianco, e sulla cui reale gravità il governo russo non sembra essere stato del tutto trasparente. Le due stazioni fanno parte di un sistema internazionale di rilevazione delle radiazioni e hanno detto di aver avuto problemi con i sistemi di comunicazione e non è chiaro quando ricominceranno a inviare dati: il sospetto è che la sospensione delle loro attività sia legata alla volontà del governo di nascondere informazioni legate all’incidente. Stando alle dichiarazioni di Lassina Zerbo rilasciate al Wall Street Journal, capo dell’organizzazione completa del Trattato sul divieto di test nucleari i problemi iniziati proprio dopo l’esplosione, che gli avrebbero impedito di rilevare le radiazioni, nonostante l’agenzia di monitoraggio Roshydromet avesse evidenziato un aumento delle stesse a circa 40 km di distanza dal sito colpito. Come riporta il sito web Greenme Esperti nel controllo delle armi hanno affermato che il problema del monitoraggio potrebbe essere una scusa per omettere la verità e nascondere, al tempo stesso, le prove di un test proibito sulle armi nucleari. A tal proposito Daryl Kimball, direttore esecutivo della Arms Control Association, organizzazione non governativa che controlla gli armamenti, ha affermato al Wall Street Journal, che si tratta di una coincidenza alquanto strana il fatto che le stazioni citate abbiano smesso di inviare dati subito dopo l’incidente.

 

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Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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