Milano: si vedono sempre più donne con il velo integrale Ma intanto il Comune conferisce la cittadinanza onoraria a Nasrin Sotoudeh.

in Donna/Italia

Alcuni quotidiani italiani informano che dal centro alla periferia (per esempio zona San Siro) di Milano, si vedono sempre più donne che indossano il niqab, il velo integrale (comunemente definito “burqa” come quello afghano, che ha lo stesso significato oppressivo nei confronti della donna, ma è realizzato in modo un po’ diverso ed è praticamente inesistente in Occidente). In genere sono donne che indossano tessuti pregiati e passeggiano facendo shopping nel Quadrilatero della moda, in piazza San Babila, in via Montenapoleone ed in corso Vittorio Emanuele. Spesso provengono dal Golfo, in primis dall’Arabia Saudita e sono accompagnate dai ricchi mariti (è solo di qualche settimana fa la legge che consente alle saudite di viaggiare da sole e non accompagnate dal maschio di casa) vestiti all’occidentale.

Ci sono casi in cui i veli sono semitrasparenti, quasi un segnale che le donne che li indossano, lo facciano a fatica e vogliano prima o poi liberarsene. “Potremmo definirlo velo 2.0, si vede e non si vede” – spiega Maryan Ismail, sufi ed attivista di origine somala per l’integrazione in Italia e la libertà delle donne musulmane – un timido passo probabilmente per girare in hijab. Mettere il velo così trasparente su un niqab significa forse volerlo abbandonare, per poi passare al hijab. Il velo davanti alla bocca è più semplice toglierlo con una specie di mix fra niqab e hijab. Le donne modificheranno i precetti attraverso una moda inventata, e poi inventeranno qualcosa per abbandonare anche il hijab rivisitandolo in chiave moderna. Noi attendiamo con speranza”.


Le donne di cui abbiamo parlato, sono perlopiù ricche turiste, ma fa effetto in questo periodo vedere “Milano velata”, tanto più che la città meneghina ha conferito di recente la cittadinanza onoraria all’avvocata iraniana Nasrin Sotoudeh, paladina dei diritti delle connazionali e in particolare della libertà di non portare il velo. Per questo a Nasrin sono stati comminati dalla Repubblica Islamica 33 anni di carcere e 148 frustate.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it


Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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