Mauritania: ragazze all’ingrasso per trovare marito E' il rito del gavage, che porta le giovani a rischiare l'obesità.

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Donne infibulate per trovare marito, donne con il seno stirato per trovare marito e donne messe all’ingrasso per trovare marito. Quest’ultima pratica chiamata gavage (dell’alimentazione, forzata per la precisione) è diffusa in Mauritania, nell’Africa nord-occidentale, dove si crede che, per risultare più attraenti, le ragazze debbano essere in carne. Anzi, diciamo pure bambine, visto che sono costrette ad ingozzarsi fin dall’età di 5-6 anni. In Mauritania, tra l’altro, si ritiene che le donne più grasse siano anche più ricche, perché “mangiano di più”. Lo spiega il sito Inside Over. Nemmeno quelle con un peso normale “vanno bene”, anzi, sono considerate una vergogna dalla propria comunità (anche se magari subiscono maltrattamenti in famiglia). Come per l’infibulazione e le mutilazioni genitali femminili, questa pratica è molto spesso accettata e sostenuta persino dalle donne, che mangiano giorno e notte arrivando anche a 100 kg prima delle agognate nozze.

Se una giovane si rifiuta, viene spedita dalla famiglia in una sorta di ostello (in Mauritania ce n’è più di uno) gestito dalle anziane del villaggio, le quali la controllano e la costringono a mangiare o a bere bevande ipercaloriche. Non è un mistero che ricorrano anche alla violenza.


Naturalmente le smagliature sono un vanto per le mauritane, che magari le esibiscono pure. La Mauritania deve però fare i conti con la povertà e, quando trovare da mangiare è difficile, le ragazze vengono imbottite di farmaci ed ormoni usati solitamente per ingrassare gli animali, a rischio e pericolo di chi li assume (anche “volontariamente”). Si può incorrere in problemi cardiovascolari, diabete ed altri gravi tipi di disfunzioni renali che causano ictus e infarto, fino alla morte prematura. In genere le ragazze non sono informate di tutto ciò. Da qualche anno è illegale in Mauritania la vendita di farmaci nocivi per l’essere umano, ma esiste un fiorente mercato nero.

Nel febbraio scorso è uscito il primo film che parla del “gavage”, “Il Corpo della Sposa”, ed inizia con il comando ad una ragazza (assolutamente moderna nel modo di vivere) di alzarsi all’alba e mangiare. Ad ordinarglielo è la madre, la quale le comunica che presto si sposerà e dovrà essere “in forma” (secondo il concetto mauritano di donna) per piacere al futuro sposo, che la considera ancora troppo magra per corrispondere all’ideale tradizionale. Lei finirà per innamorarsi del ragazzo incaricato di misurare il suo peso.

Oggi il gavage è “graduale”, ma una volta avveniva in una sola notte, con il risultato che le ragazze morivano subito. Tale pratica è detta in lingua locale “leblouh” ed diffusa nei villaggi desertici per anticipare il menarca. In città sono previste anche occasioni conviviali tra amiche (quello è l’aspetto superficiale): si chiamano “wangala”, spiega ancora il film “Il Corpo della Sposa”, in cui però la protagonista, il cui nome è Verida, si ribellerà a questa pratica arcaica.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it


Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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