Israele, Souad Sbai su Rachida Tlaib: “Al mondo arabo non servono provocatori ma dialogatori”

in Esteri/Le Brevi

“Al mondo arabo non servono provocatori: già ce ne sono molti, troppi… Serve invece imparare a dialogare e ad evitare comportamenti assolutamente inutili, se non dannosi”.  Così Souad Sbai, già parlamentare ed giornalista di lungo corso, commenta la vicenda il nuovo colpo di scena nella travagliata vicenda della visita programmata in Israele da due deputate del congresso americano. La deputata del Partito democratico, di origini musulmane, Rashida Tlaib, ha rifiutato di recarsi in Israele a causa delle “condizioni oppressive” poste dallo Stato ebraico. Ieri il governo israeliano aveva deciso di vietare l’ingresso a Tlaib e alla sua collega Ilhan Omar perché accusate di sostenere il boicottaggio di Israele, oggi poi ha fornito un’autorizzazione per motivi umanitari a Tlaib, che ha la famiglia in Cisgiordania. Per questo motivo Souad Sbai, esperta conoscitrice del mondo arabo, giudica il comportamento della deputata americana “dannoso inutile, provocatorio: la deputata Usa sta sbagliando periodo storico, ora è il momento di abbassare i toni e cercare punti di dialogo per giungere a soluzioni concrete da entrambe le parti. Questi gesti creano solamente confusione: non serve a nessuno. La confusione non salva vite tanto quanto le sterili polemiche propagandistiche”, infatti Israele aveva consentito l’ingresso alla deputata democratica Tlaib, per fare visita alla nonna 90enne in Cisgiordania: un gesto di apertura voluto soprattutto dal presidente Trump che ha contattato personalmente il premier israeliano Netanyahu.

 

La Tlaib aveva anche inviato una richiesta presentata al ministro dell’Interno Derin dove aveva scritto e firmato che si sarebbe recata solamente in visita della nonna 90enne e “non promuovere la causa del boicottaggio contro Israele durante il suo soggiorno”. Quello che sta facendo l’incontentabile capricciosa Tlaib. Ma prese di posizione e auto-propaganda non serviranno a nessuno. Soprattutto ai palestinesi ai quali queste spettacolari e isteriche chiusure non serviranno a nulla. Solo ad essere usati come palla in un gioco nel quale i calciatori sono altri. E non segneranno mai un gol.


 

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Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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