La battaglia di un papà per passare l’estate con il figlio, che è in comunità

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Estate, tempo di vacanze con la propria famiglia, ma ci sono genitori e figli che non possono: un papà di Pordenone sta conducendo una battaglia proprio per avere il diritto di trascorrere l’estate con suo figlio. I genitori del bambino, che oggi ha 8 anni, sono separati e da tempo il piccolo non vive più nemmeno con la madre (che ha lasciato l’ex partner), ma in una comunità. Il padre sta compiendo un percorso di riavvicinamento al figlio. Un decreto del tribunale, pubblicato il 29 luglio, consente al bambino di trascorrere l’estate in casa con genitore e con la nuova compagna, ma secondo l’uomo, sostenuto dal coordinamento internazionale associazioni per la tutela dei diritti dei minori (CIATDM), presidente Aurelia Passaseo, il documento non viene applicato pienamente dai servizi sociali del Comune del capoluogo friulano (il quale ovviamente si difende, affermando il contrario e di agire nel supremo interesse del minore).

Il padre del piccolo, invece, rivendica con forza: “Io ho fatto tutti i passi che mi sono stati detti. Prima gli incontri protetti (quelli che ora ha ripreso a fare la madre, ndr), poi ho iniziato a stare con lui soli per qualche ora, fino a quando mi è stato possibile portarlo a casa a trascorre il fine settimana”. Alla fine, il 25 luglio scorso, il Tribunale dei minorenni di Trieste ha decretato che il bambino avrebbe potuto stare per un periodo a casa del padre “in coincidenza con le vacanze estive”, ma “assicurando il monitoraggio attraverso l’intervento di sostegno educativo domiciliare già in atto”, recita il decreto. Tuttavia il genitore del piccolo lamenta che questa formula non era stata adottata finora: se il decreto è stato pubblicato il 29 luglio, il bimbo è stato affidato al padre soltanto ai primi di agosto, senza contare che l’uomo aveva l’obbligo di riportare il figlio in comunità appena dopo una decina di giorni. Lui racconta che in questo periodo gli è stata imposta la visita dell’assistente sociale per tre volte alla settimana, “Ma non è quello che c’è scritto nel decreto del tribunale”. Così ha deciso di rivolgersi ai giornali, sempre sostenuto da Aurelia Passaseo del CIATM, anche perché ha chiesto più volte un incontro al sindaco e all’assessore che si occupa di casi come questo, ma gli è stato negato: il Comune, ha detto l’assessore stesso, Eligio Grizzo, ha sempre agito per il bene del minore. Grizzo ha risposto di avere già incontrato in passato questo padre e che il decreto del tribunale “non indica termini temporali da rispettare, né dice nel merito ai servizi sociali cosa devono fare”: assicura di capire i sentimenti del genitore, ma assicura anche che “l’equipe dei servizi sociali è di grande valore” e sa quello che fa. Il continuo monitoraggio “è comunque previsto dal decreto dei giudici, proprio nell’interesse del bambino”.

L’assessore ha ben presente il peso che questi argomenti hanno assunto a seguito dell’inchiesta “Angeli e Demoni” a Bibbiano, ma dice che “anche per questo pensiamo di creare una commissione di esperti che periodicamente valuti il nostro operato. Proprio perché non temiamo rilievi, un organismo di questo tipo potrebbe dare anche agli operatori maggiore serenità”.

Quanti sono i casi del genere in Italia? Per esempio a Roma c’è una madre di origine moldava che rivendica i diritto di sua figlia, Siria Abdelmeguid, di poco più di due anni, avuta dall’ex compagno egiziano, di trascorrere l’estate con lei. Ma anche questa piccola continua a vivere in una una casa famiglia a seguito di problemi familiari ormai superati e sulla base di relazioni distorte dai servizi sociali, in buona parte smentite dagli avvocati dei genitori.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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