Richard Gere in soccorso di Open Arms: “Gli italiani sono cambiati” La star del cinema ha tenuto una conferenza stampa a Lampedusa.

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In questi giorni ha fatto molto discutere l’arrivo in Italia di Richard Gere, che venerdì scorso (con Chef Rubio) ha portato viveri ai migranti bloccati sulla nave spagnola Open Arms: è proprio salito a bordo. L’imbarcazione, da nove giorni in mare, non ha ancora ricevuto l’autorizzazione ad attraccare in alcun porto del Mediterraneo e l’attore famoso per film cult come “Ufficiale e gentiluomo (1983)” e “Pretty Woman” (1990), ha ammonito: “Deve essere interrotta questa situazione di stallo, adesso”, si legge su Tgcom24.

Gere ha continuato affermando che “A differenza di quello che dicono i politici, i governi e qualche giornale, la maggior parte dei migranti sono cristiani” (riferendosi naturalmente alla paura che siano invece musulmani).

Gli è stato chiesto un parere su Matteo Salvini e l’attore ha tagliato corto: “Non sono interessato a Salvini, i politici invece di aiutare queste persone le demonizzano e questo deve finire e può finire se lo facciamo finire noi. Il mio unico interesse è aiutare questa gente. Basta”.

La star del cinema ha argomentato “Non sono italiano e sono restio a parlare della situazione politica italiana odierna. Anch’io vengo da un Paese dove la situazione politica è bizzarra e dove viene demonizzato chi arriva dal Messico, da El Salvador, da Panama, dall’Honduras – ha detto riferendosi al dramma dell’immigrazione dell’America Latina e a come lo sta gestendo l’amministrazione Trump –. Sembra che ci sia una generazione di politici che mette la propria energia nel dividere le persone, come se nel dividere ci fosse del guadagno, che è una cosa idiota. Ma siamo tutti interdipendenti”. Per quando riguarda gli italiani, ha sottolineato di averli sempre amati: il loro spirito la loro gioia di vivere (persino il “casino” che fanno, ha detto!) e la loro accoglienza, ma ha anche osservato che “da due anni a questa parte”, lui stesso ha personalmente avvertito “che c’era qualcosa di diverso: le persone sono diventate un po’ paranoiche, infatti abbiamo avuto una grandissima difficoltà a trovare qualcuno con la barca che ci portasse con le provviste alla barca dell’Open Arms, perché hanno paura: c’è questa paranoia nel fare qualcosa di benefico e di essere d’aiuto agli altri. Si è insediato questo tipo di timore”. Alla fine, coloro che volevano portare il cibo sulla nave, hanno trovato qualcuno che li portasse, ma in extremis, prima della partenza dei “volontari”. Anche la persona che aveva chiesto loro di portare le provviste, aveva sul momento cambiato idea, dopo aver ricevuto la visita di poliziotti in borghese.

Quindi Richard Gere ha dichiarato: “Deve essere interrotta questa situazione di stallo della Open Arms, adesso. A bordo la situazione è grave, ci sono persone che vivono ammassate tra di loro e se la condizioni non è peggiore è grazie ai volontari della nave”.

Gere ha anche raccontato la propria esperienza sulla Open Arms, dicendo che apparentemente i 121 migranti a bordo stanno bene e che mangiano tre volte al giorno. Tuttavia, guardando meglio, coloro che sono saliti a bordo per gli aiuti, si sono resi conto che “sono sulla barca strettissimi, il contatto fisico è ravvicinato e c’è un rumore forte. E’ ovvio – ha sottolineato – che l’equilibrio è pronto a rompersi per cui questa situazione deve essere interrotta adesso. La situazione e’ grave, molte di queste persone sono state già su delle barche, sono state riportate in Libia e torturate e poi di nuovo in viaggio. Se non ci fosse stata l’Open Arms queste 121 persone sarebbero morte. Queste persone non hanno la visione del futuro, hanno solo l’immediata esigenza di lasciare il posto degli orrori dove sono stati in Libia e sono pronti a morire per fare questo”.

L’attore ha commentato infine: “hanno tutti toccato il mio cuore” e ha condiviso la testimonianza di una nonna, con la figlia e i nipotini: gli scafisti “hanno minacciato di fare del male al resto della famiglia se la mamma dei bambini non si fosse concessa sessualmente più volte e lei si è sacrificata”. Chiaramente non è l’unico caso di abusi sessuali sulle navi che trafficano migranti.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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