A caccia di radioattività nell’ultima centrale nucleare italiana

in Cronaca/Le Brevi

Una delle quattro centrali nucleari italiane sorge lungo l’antica via Appia, proprio sulla linea di confine tra Lazio e Campania, solcata naturalmente dal fiume Garigliano che sfocia nel mar Tirreno.

Tra i pini tipici della riviera, nel territorio di Sessa Aurunca (Caserta), svetta un’enorme sfera bianca, che ancora oggi i residenti chiamano “la mozzarella”. E’ la centrale nucleare del Garigliano, una delle scommesse perse dell’Italia del boom economico. Nel 1958 furono stanziati ben 40 milioni di dollari dell’epoca per la grande opera. Un maxi-investimento in effetti mai più ripetuto dal nostro Paese. A disegnare la grande sfera che racchiude il nucleare, per molti una vera e propria opera di avanguardia, l’ingegnere del cemento Riccardo Morandi.


Ed è ancora a ridosso del corso d’acqua che l’impianto – oggi di fatto un reperto di archeologica industriale – attraversa il suo ultimo ciclo di vita. La centrale è infatti in disuso dal 1982, quando l’Enel – allora proprietaria – la disattivò perché il suo ammodernamento costava troppo vista la poca vita residua dell’impianto. Ben cinque anni prima che con un referendum gli italiani scegliessero di abbandonare il nucleare e di chiudere definitivamente le centrali sul territorio nazionale.

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Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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