Scandalo Bibbiano: i bambini non si toccano L’Italia perbene, non omertosa, chiede verità sullo scandalo “Angeli e Demoni”.

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Da quasi un mese è balzata agli “onori” della cronaca (in realtà ai più infimi disonori) la vicenda del presunto (almeno finché non ci sarà la condanna da parte dei giudici, benché esistano fior fior di testimonianze) sistema durato anni e anni per sottrarre ingiustificatamente numerosi bambini alle loro famiglie e affidarli, in cambio di denaro, ad amici e conoscenti. E’ una storia di genitori che si sono trovati a dovere rispondere dell’infamante accusa di abuso sui figli (alcuni sono addirittura stati spinti al suicidio e sono stati riabilitati post mortem) e figli convinti con un vero e proprio lavaggio del cervello da parte di psicologi, assistenti sociali ed educatori (magari legati al movimento LGBT che li ha affidati a coppie dello stesso sesso) di essere stati abusati dai genitori (alcuni temevano anche che mamma e papà volessero rapirli). Venivano create false prove contro i genitori attraverso l’uso di una “macchinetta della verità”, che mandava impulsi elettromagnetici (acustici e tattili) per creare nei piccoli falsi ricordi e per modificare i loro disegni in modo che rivelassero abusi sessuali mai avvenuti in famiglia. Il macchinario è utilizzato (in modo corretto) in psicoterapia e a quello si è fatto ricorso: se non altro non si è arrivati all’elettroshock, come si era detto il giorno successivo agli arresti degli indagati.

I bambini sono stati affidati anche a famiglie con problemi psichici o comunque famiglie che non potevano garantire ai piccoli un contesto sereno (talvolta alcuni membri si erano tolti la vita). Spesso mamma e papà veri mandavano lettere e doni ai figli e viceversa, ma questi non venivano recapitati (sono stati trovati nascosti e a distanza di anni). Nella maggior parte dei casi, i minori non si sono ricongiunti alle loro famiglie.

Tutto è emerso grazie all’inchiesta denominata appropriatamente “Angeli e Demoni”, partita il 27 giugno scorso dal Comune di Bibbiano, in provincia di Reggio Emilia, dalla quale sono anche venuti alla luce presunti coinvolgimenti politici, come quello del sindaco del Partito Democratico Andrea Carletti, che è stato arrestato.

Si parla di una vera e propria rete di funzionari pubblici, assistenti sociali, medici e psicologi che gravitavano attorno ai servizi sociali dell’Unione Val d’Enza, un consorzio formato da sette comuni nel Reggiano, i quali venivano pagati in cambio dell’affido dei bambini ad amici e conoscenti. Diciotto le persone finite agli arresti domiciliari, tra cui lo stesso primo cittadino Carletti e persone che lavoravano alla Onlus di Moncalieri (TO) “Hansel e Gretel”, gestita dagli psicoterapeuti Claudio Foti (considerato uno dei maggiori esperti italiani nel seguire bambini vittime di abusi), scarcerato qualche giorno fa, e dalla sua ex moglie, Nadia Bolognini. Tra l’altro la Bolognini accusa l’ex coniuge di violenze in famiglia. Tra gli indagati ci sono anche la dirigente dei servizi sociali dell’Unione Val D’Enza, Federica Anghinolfi, e l’assistente sociale Francesco Monopoli, a loro volta a capo del “sistema Bibbiano”.

Il caso, che non riguarda soltanto i bambini del comune emiliano ma anche di altre città d’Italia, era conosciuto da alcune personalità come l’ex ministro Carlo Giovanardi, modenese, il quale in un recente articolo per il quotidiano cattolico “Avvenire”, ha spiegato come gli fosse stato impedito di denunciare ciò che avveniva nella sua zona (in particolare tra Mirandola e Finale Emilia).

A Bibbiano c’è stato chi è sceso in piazza per chiedere che si faccia chiarezza sul destino di quei bambini e attraverso i social si accusano di omertà personaggi politici e televisivi, e i media, soprattutto quelli di un certo schieramento. Artisti che hanno preso le parti dei bimbi di Bibbiano e delle loro famiglie? Finora solo due: la cantautrice romagnola Laura Pausini e, subito dopo, il cantautore emiliano Nek. Anche loro hanno utilizzato i social: non per fare discorsi politici, bensì parlando come genitori per chiedere giustizia (Nek, però, ha dovuto successivamente difendersi da critiche “rosse”, perché nel suo post compariva anche la foto di uno striscione con scritto “Parlateci Di Bibbiano”in cui tutte le lettere della frase erano in nero meno la “P” e la “D”, che erano una verde e una rossa e maiuscole come la sigla del Partito Democratico).

Alessandra Boga

info@almagherebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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