Morto Camilleri, il “padre” del Commissario Montalbano Lo scrittore si è spento ieri a Roma all’età di 93 anni.

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A un mese esatto dal suo ricovero a causa di un arresto cardiorespiratorio, si è spento nella notte all’età di 93 anni all’Ospedale Santo Spirito di Roma Andrea Camilleri, da tutti conosciuto come “il papà di Montalbano” perché dalla sua penna nacquero il commissario dell’immaginario paese di Vigata, che in TV ha notoriamente il volto di Luca Zingaretti, e la saga di romanzi di cui per un quarto di secolo è stato protagonista (l’autore aveva detto che il personaggio sarebbe “finito” con lui). La notizia della scomparsa dello scrittore, nato a Porto Empedocle (la vera “Vigata”), in provincia di Agrigento, il 6 settembre 1925, sta facendo in queste ore il giro di agenzie di stampa e giornali nazionali. Camilleri è stato uno degli autori più grandi ed apprezzati del panorama letterario italiano contemporaneo e non aveva intenzione di fermarsi (anche grazie all’aiuto della sua fedele assistente Valentina Alferj, dato che purtroppo aveva ormai quasi perso la vista). Quando il 17 giugno scorso lo ha colto il malore che lo avrebbe portato alla morte, l’autore si stava preparando per il suo debutto alle Terme di Caracalla, dove lunedì 15 luglio avrebbe dovuto presentare il suo spettacolo teatrale “Autodifesa di Caino”.

Camilleri, che fu anche sceneggiatore, produttore (per esempio de “Il commissario Maigret ” di Gino Cervi) e drammaturgo nonché insegnante al Centro Sperimentale di Cinematografia e all’Accademia nazionale d’Arte Drammatica di Roma, nel marzo scorso era tornato con successo a calcare le scene, impersonando al Teatro Greco di Siracusa Tiresia, il vate tebano cieco che nell’Odissea indica a Odisseo/Ulisse la strada per tornare a Itaca dopo la Guerra di Troia e leggendarie avventure. L’opera, sua ancora una volta, s’intitolava proprio “Conversazione su Tiresia”, ed era stata trasmessa su Rai1 eccezionalmente senza interruzione pubblicitaria. Aveva incollato alla TV 2 milioni 430mila gli spettatori, con il 9,9 per cento di share, sbaragliando la concorrenza di altre reti.


Ma il più grande successo letterario (e televisivo) di Andrea Camilleri rimane certamente la saga su Salvo Montalbano, il cui primo romanzo è stato “La forma dell’acqua”, pubblicato da Elvira Sellerio nel 1994. In tutto ne sono usciti trenta, che sono riusciti ad appassionare anche chi non apprezza il mondo dei gialli. Anche perché Camilleri faceva “vivere” il suo personaggio principale (il cui nome prende spunto da Manuel Vazquez Montalban, amico e collega spagnolo dello scrittore italiano) come se fosse una sorta di suo alter ego. Inoltre le storie erano (sono) sempre attualizzate: avvengono per esempio sullo sfondo del G8 di Genova, del dramma infinito dell’immigrazione, della corruzione nell’ambito degli appalti pubblici e così via.

Camilleri pensava di “chiudere” le inchieste del Commissario Montalbano con il secondo libro a lui dedicato, “Il cane di terracotta”, ma Elvira Sellerio gli telefonò per chiedergli quando sarebbe uscito il terzo, vincendo le resistenze dell’autore a scriverne degli altri, parlandogli dello straordinario numero di vendite e degli incassi che avevano ottenuto i primi due. L’ultimo romanzo, “Il cuoco dell’Alcyon”, è uscito il 30 maggio scorso, anche questo posizionandosi in cima o comunque ai primi posti delle classifiche letterarie.

Molto di recente Camilleri, smessi per un attimo i panni dello scrittore, si era reso protagonista di un botta e risposta con il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini sulla già citata questione dell’immigrazione e per il suo comizio rosario alla mano sotto la Madonnina. Ma il “papà di Montalbano” voleva morire da scrittore: “Se potessi, vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio cunto passare tra il pubblico con la coppola in mano”, aveva risposto a chi gli chiedeva (dopo che con gli anni la sua salute era diventata ovviamente più precaria e mesi fa era anche caduto in casa rompendosi il femore), come mai non avesse ancora smesso appunto di “raccontare storie”.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it


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