DEMOCRAZIA? SÌ. MA…

in Opinione


di Adriano Segatori

Uno dei tanti motivi per cui non sono democratico è perché ritengo la democrazia una forma di ipocrisia totalitaria, prima ancora di essere una configurazione ideologica e idolatrica della gestione della cosa pubblica: “Non avrai altro governo migliore di me”.


E come ogni superstizione non necessita di provare la sua validità, anzi, quando questa dovesse essere messa in discussione scatta l’anatema, la condanna morale, l’esecrazione politica. Il totem non può essere violato nella sua credibilità, che deve essere totalmente accettata e pienamente assecondata.

L’ultimo esempio concreto di questa condizione di impostura, tanto evidente nella prassi quanto infettiva nella teoria, è la nomina degli incarichi a livello europeo a fronte della vittoria elettorale dei fronti sovranisti.

Da un lato, c’è un decreto elettorale che indica chiaramente una sfiducia nei confronti delle istituzioni, dall’altro c’è l’esclusione per sentenza dei rappresentanti del popolo vincente e la conferma di coloro che sono stati puniti dalle stesse urne.

Non mi interessa discutere delle manovre da sottoscala e dei cavilli da legulei che hanno portato a questa decisione, né degli intrallazzi da retrobottega che inducono a giustificare tali scelte. Il fatto è che la democrazia, attraverso quell’allucinogeno devastante che si chiama “politicamente corretto”, confonde il dato, storpia i risultati e altera la realtà.

Pensiamo all’argomento scottante, ad esempio, della censura. I sistemi totalitari, seri, espliciti e dichiarati applicano il controllo delle notizie e delle opinioni a tutela del sistema stesso, e lo fanno con mezzi anche violenti, che nella loro applicazione riconoscono dignità al nemico e perciò lo puniscono.

La democrazia no, essa è buona, pacifica, detesta la forza bruta, allora zittisce, al massimo denigra. La democrazia non applica la censura, ma nega la verità “per non creare allarme sociale”. È questa la formula subdola e insidiosa con la quale si condizionano le informazioni e si castigano i dispettosi che non rispettano le regole. La condanna per i dissidenti non è penale, ma spesso un castigo educativo. Perché i trasgressori non sono cattivi, ma solo disturbati che non comprendono la libertà e la felicità nella quale sono immersi.

Il massimo del paradosso ipocrita è quando si passa all’attacco manifesto, all’evidenza della manipolazione, alla punizione dei trasgressori. Allora entra in gioco la parolina magica inventata dal quotato giornalista della Trilaterale, Fareed Zakaria: “democrazia illiberale”. Grande operazione da pensiero unico e da riciclaggio semantico. La democrazia quella vera, quella liberalcapitalista, sovranazionale e globalista, quella buona, si inventa un nemico interno, la democrazia illiberale, quella nazionalcapitalista, sovranista e populista, quella cattiva. Il corpo sano deve espellere le cellule malate. La questione è di cura, non di potere. La salute pubblica democratica è così tutelata. Democratici sì, ma in libertà vigilata e con l’obbligo di firma.