Indonesia, insegnante molestata viene condannata per diffamazione: chiede la grazia La donna, 38 anni, oggi icona di #MeToo nel Paese, è stata condannata a 6 mesi di carcere.

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Una donna indonesiana di 38 anni, Baiq Nuril Maknun, insegnante in una scuola superiore, è stata condannata a 6 mesi di carcere e a pagare una multa di 500 milioni di rupie locali (circa 31.500 euro) per aver registrato una conversazione telefonica molesta con l’ex preside dell’istituto, così ha chiesto la grazia al presidente Joko “Jokowi” Widodo, avendo esaurito ogni possibilità di presentare appello. La vicenda, riportata da Asia News, è avvenuta nella città di Mataram, la più grande dell’isola di Lombok e capoluogo della provincia.

Baiq è diventata un’icona del Movimento #MeToo, che esiste anche nel più popoloso Stato musulmano del mondo: il suo caso potrebbe costituire un drammatico precedente perché le donne che denunciano violenze rischino a volta di essere denunciate per diffamazione.

I fatti risalgono al 2012: l’insegnante e il preside iniziano una conversazione telefonica parlando di lavoro, poi, però, l’uomo comincia a raccontare a Baiq dettagli intimi di un appuntamento con un’altra donna, e l’insegnante, ritenendo di essere vittima di molestie verbali, registra la chiacchierata. In seguito i colleghi accusano la docente di avere una relazione con il dirigente scolastico, così, per difendersi, lri decide di fare ascoltare loro la registrazione. L’audio circola ancora nel 2015 e il preside denuncia per diffamazione la sua accusatrice in base ad una controversa Legge sull’informazione e le transazioni elettroniche (Ite). Ma a diffondere pubblicamente la registrazione, non è stata Baiq, bensì un suo ex collega, un imam.

In primo grado la donna viene giudicata non colpevole nel luglio 2017, ma poi la sentenza viene ribaltata in appello e Baiq definitivamente condannata nel settembre 2018. Infine, il 5 luglio scorso, è stata respinta la richiesta di revisione del processo a suo carico: la grazia è l’unica carta che le rimane da giocare, perciò la 38enne chiede l’intervento del ministero degli Affari legali e dei diritti umani e del “Padre della nazione”, presidente Widodo, per essere tutelata in quanto cittadina indonesiana.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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