I LEGAMI SEGRETI TRA LA TURCHIA E LA GERMANIA NAZISTA Seconda Parte

in Opinione

di Albero Rosselli

…..Il 7 aprile 1941, la Turchia mobilitò comunque il proprio esercito a scopi “difensivi”. Si trattò, in effetti, di una manovra precauzionale, ma ad elevata valenza propagandistica, atta a sparigliare le carte sui tavoli della diplomazia e a galvanizzare (o mettere in allarme) tutti quanti: tedeschi, inglesi e perfino le autorità della Francia di Vichy di Siria e Libano. Quella di Ankara si rivelò, indubbiamente, una mossa astuta. Tutte le potenze, Unione Sovietica inclusa, rimasero con il fiato sospeso, non sapendo quali sarebbero state le successive azioni turche. L’Inghilterra inviò subito una missione militare a Istanbul con lo scopo di offrire assistenza miliare gratuita, mentre il 9 aprile, a Berlino, l’ambasciatore turco ricevette dal ministro degli Esteri von Ribbentrop preziosi regali e una raffica di promesse di aiuti economici e militari. Fu probabilmente per questo gradito gesto che, il 12 aprile 1941, in occasione di una manifestazione di piazza anti-tedesca ad Ankara, il governo turco fece incarcerare centinaia di manifestanti accusati di essere al soldo dell’Inghilterra.

Se da un lato la Turchia si guardò bene dal compromettere definitivamente i suoi rapporti con la Gran Bretagna e con l’Unione Sovietica, dall’altra dimostrò con questo gesto di essere intenzionata a ricambiare alcuni favori a Hitler. Non a caso, poco prima della definitiva occupazione italo-tedesco-bulgara della Grecia, lo spionaggio turco passò alla Wehrmacht importanti informazioni sui movimenti della flotta britannica nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale. Non solo, il 2 maggio 1941, sobillatori governativi organizzarono una grande manifestazione di piazza a sostegno dell’Asse e pochi giorni più tardi, la Marina turca arrivò addirittura ad offrire alle forze tedesche operanti nell’Egeo un certo quantitativo di piccole navi e di velieri per completare l’occupazione di tutte le isole greche. Gesto che, di fatto, equivaleva ad una sostanziale presa di posizione nell’ambito del conflitto in corso, ma che fu volutamente ignorato dal governo inglese che, nonostante tutto, era ancora convinto di potere staccare la Turchia dal carro tedesco.

Il 6 maggio, in concomitanza con la rivolta nazionalista irachena anti-inglese, il governo turco assunse però un atteggiamento decisamente più equidistante, proponendosi quale intermediario per la ricomposizione della crisi mesopotamica. Va detto che l’interesse della Turchia ad intromettersi in qualche modo nelle faccende irachene non era certo casuale in quanto il governo di Ankara nutriva da tempo inconfessabili appetiti sul Kurdistan iracheno e soprattutto sui giacimenti petroliferi di Mosul. Un eventuale successo della sua azione diplomatica a favore della pace tra Inghilterra e insorti iracheni avrebbe infatti potuto riaprire la questione relativa ai territori curdi-iracheni persi dall’impero ottomano dopo la fine della Prima Guerra Mondiale: ambizione, questa, che Londra, tuttavia, non era assolutamente disposta ad avallare. L’irrigidimento dell’Inghilterra spinse quindi Ankara ad imbastire un piano segreto (e benedetto dai tedeschi) per rifornire di armi e munizioni gli insorti iracheni, ormai in seria difficoltà a causa della pronta e massiccia reazione militare britannica nella regione. Non solo, il Comando turco provvide anche – palesando, questa volta, una notevole dose di imprudenza – a mobilitare ben dieci divisioni da inviare nell’Irak settentrionale in aiuto delle quattro divisioni dell’esercito iracheno e dei reparti aerei tedeschi e italiani provenienti da Rodi e dislocati nella zona di Mosul a protezione dei giacimenti petroliferi minacciati dall’avanzata britannica.

Sembra che proprio in questo periodo cruciale la Germania abbia compiuto i suoi maggiori sforzi per cercare di trascinare definitivamente la Turchia nel conflitto. E ciò è dimostrato dal fatto che, nella primavera del ‘41, Hitler giunse a promettere ad Ankara notevoli compensi territoriali ai danni non soltanto dell’Irak, ma anche della Siria e del Libano francesi e, forse, della stessa Grecia e di alcune regioni caucasiche sovietiche. Promesse, a dire la verità, abbastanza vaghe e assai difficili da garantire. Ciononostante, all’ultimo momento, quando in effetti sembrava che Ankara fosse sul punto di accettare le offerte di Berlino, qualcosa cambiò in seno al governo turco che, nel frattempo, aveva assistito alla definitiva ed umiliante sconfitta dei nazionalisti iracheni di Rashid Alì, al rapido sgombero dei reparti aerei italo-tedeschi dall’area di Mosul e alla successiva occupazione britannica della Siria e del Libano di Vichy. Fiutato il vento, la Turchia preferì, infatti, effettuare una rapida marcia indietro, smobilitando le sue divisioni ammassate ai confini dell’Irak e rifugiandosi in una sorta di neutralità spuria.

Nonostante l’abbandono di ogni progetto di intesa politico-militare con Berlino, tra il giugno 1941 e l’ottobre del 1943, il governo di Ankara accetterà egualmente di fornire alla Germania diversi quantitativi di materie prime, anche se in cambio di molto denaro e persino di attrezzature militari. Ma con il passare dei mesi, l’atteggiamento della Turchia cambierà nuovamente, e questa volta definitivamente. Nell’agosto del 1944, quando la sconfitta tedesca diverrà certa, Ankara inizierà un rapido riavvicinamento nei confronti di Londra, Mosca e Washington, giungendo, il 6 gennaio del 1945, a rompere le relazioni diplomatiche con il Giappone e, successivamente, il 23 febbraio, a dichiarare guerra alla stessa Germania. Manovra quest’ultima che permetterà alla Turchia di sedere il tavolo dei vincitori e successivamente di entrare a fare parte della Nato, legandosi a filo doppio con gli Stati Uniti interessati ad installare sul territorio anatolico quelle basi aeree che sia durante la Guerra Fredda, sia nel corso delle successive crisi mediorientali (vedi quella irakena del 1991), si riveleranno molto utili e redditizie per il bilancio turco.