GLI OCCHI DI SYRIA, GLI OCCHI DELLA VERITÀ

in Editoriale


di Souad Sbai

“Non ho visto mia figlia camminare, aveva solo 11 mesi quando l’hanno portata via”. Pronuncia queste parole, Crina, mentre guarda le fotografie della piccola Syria che volge i suoi grandi occhi tristi oltre le sbarre della stanza all’interno della casa famiglia dove è stata “collocata” per decisione del Tribunale di Roma, convinto della bontà delle valutazioni tecniche effettuate dal Servizio Sociale. Peccato che la versione dei fatti offerta da quest’ultimo sia molto lontana dalla realtà dei fatti, come i legali dei genitori di Sirya stanno dimostrando durante il processo, prove alla mano. Ma perché tutto questo? Perché insistere nell’attribuire problematiche e mancanze di ogni genere a tutti i membri della vera famiglia di Syria? Quali sono le ragioni di un simile accanimento? L’iter processuale è solo al primo grado e i giudici hanno pertanto la possibilità di sanare l’ingiustizia commessa. Syria Abdelmeguid deve tornare a vivere e a crescere con i suoi genitori e la sua vera famiglia: con la madre e il padre, che hanno a cuore solo il suo bene; con le sorelle e il fratello che le vogliono bene, l’abbracciano e la coccolano. Aspettano tutti il suo ritorno a casa, sulla base di un giusto processo. Se ciò non si verificherà, la Procura di Roma avrà l’obbligo d’indagare per stroncare il tentativo di condurre in porto un nuovo affidamento di minore tanto facile quanto ingiusto.



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