Qatar: tra corruzione e sport

in Le Brevi/Sport

Riprendiamo da Io Fatto Quotidiano un articolo che descrive ancora una volta l’ipocrisia del regno qatarino, ubriaco di ricchezze e arcigno molesto nella propaganda della sharia attraverso le leggi e i canali della Fratellanza Musulmana, che utilizza qualsiasi mezzo, anche e soprattutto lo sport, per soggiogare l’intero mondo. Da diversi anni si sospetta che il Qatar abbia “comprato” l’organizzazione di alcune rassegne sportive. Ma per la prima volta si indaga sul ruolo attivo che avrebbe svolto il capo di gabinetto dell’emiro del Qatar, Tamim Al-Thani, al momento della candidatura di Doha per i Mondiali di Atletica del 2017. La vicenda si sta trasformando in affare di Stato, stando a quanto emerge da alcuni documenti confidenziali cheMediapart e il quotidiano britannico The Guardian hanno potuto consultare. Il giudice Renaud Van Ruymbeke si sta occupando del caso nell’ambito di una vasta indagine giudiziaria per presunta corruzione all’Iaaf, la Federazione internazionale di atletica, e nella quale anche Nasser Al-Khelaïfi, patron del Psg e del canale BeIN Sports, è stato indagato per “corruzione attiva” a fine maggio. Accuse che lui nega. Come rivelato da Mediapart. l’inchiesta riguarda il versamento sospetto di 3,5 milioni di dollari effettuato nel 2011 dalla Oryx QSI, una società gestita da un fratello di Nasser Al-Khelaïfi, a favore di un’altra società, la senegalese Pamodzi, di *** proprietà di Paia Massata Diack, figlio dell’ex presidente dell’Iaaf, Lamine Diack, oltre che all’epoca consulente commerciale della Federazione, incaricato di negoziare i diritti dei Mondiali. La Oryx QSI aveva promesso di acquistare i diritti alla società di MassataDiack, ma solo a condizione che al Qatar fossero assegnati i Mondiali del 2017. Il contratto prevedeva soprattutto il pagamento non rimborsabile di 3,5 milioni di dollari ai sensi della “campagna per la candidatura”. Una mail confidenziale, che non figura nel fascicolo giudiziario, mostra che un bonifico per una somma di denaro quasi equivalente (5 milioni di dollari, di cui 440.000 in liquidi) era stato negoziato appena otto giorni prima da Papa Massata Diack e dal direttore di gabinetto dell’attuale emiro del Qatar. Il carteggio sospetto di mail La nostra inchiesta mostra anche che, diversamente da quanto ha comunicato al giudice, Nasser Al-Khelaïfi ha partecipato in prima persona alla campagna del Qatar per ottenere i Mondiali del 2017 e le Olimpiadi del 2020. Una mail già resa nota da The Guardian, e che Mediapart ha consultato, mostra che il 4 ottobre 2011 Papa Massata Diack, detto Pmd, era a Doha insieme a una delegazione dell’Iaaf per valutare gli eventuali siti che avrebbero potuto accogliere le prove dei Mondiali del 2017. Due giorni dopo, Pmd ha scritto una mail che inizia con “Caro sceicco Khaled” e in cui si legge: “La ringrazio ancora per l’accoglienza e le attenzioni al momento del mio soggiorno a Doha. Le allego le coordinate bancarie per il trasferimento dei 4,5 milioni di dollari, da effettuare come stabilito. Il saldo di 440.000 deve restare a Doha in cash. Lo ritirerò la prossima volta che verrò in Qatar”. Papa Massata Diack precisa nella mail che il pagamento deve essere realizzato “d’urgenza, entro oggi, in modo tale da poter finalizzare le cose con il presidente” e di mostrargli “il contratto firmato e la conferma della banca”. Il “presidente” in questione è molto probabilmente l’ex presidente della Federazione internazione di atletica, il padre di Pmd, Lamine Diack. Per quanto riguarda il “contratto”, si tratta invece con molta probabilità di quello concluso tra la sua società, Pamodzi, e la Oryx QSI, gestita da uno dei fratelli di Nasser Al-Khelaïfi. I versamenti nel mirino Otto giorni dopo, la Orxy QSI ha effettuato un primo versamento di 3 milioni di dollari alla Pomodzi, in Senegal. Ne è seguito un secondo di 500.000 dollari il 7 novembre. Al momento dei fatti, Tamim Al-Thani, succeduto al padre Hamad nel 2013, era principe ereditario, presidente del comitato olimpico del Qatar e membro del comitato esecutivo del Comitato internazionale olimpico (Cio). Ed era soprattutto incaricato dal padre di pilotare la strategia del ricchissimo emirato per ottenere le più prestigiose competizioni sportive, tra cui, a fine 2010, i Mondiali di calcio del 2022, al centro di varie inchieste per corruzione. Una mail suggerisce che, all’epoca, Papa Massata Diack era in contatto diretto con il principe ereditario. Pmd ha scritto infatti al capo di gabinetto di Tamim Al-Thani, che niente lo obbligava a inviare alla Orxy QSI un documento per provare il suo ruolo di consulente della laaf, mentre “è un dovere fornirlo a Sua Altezza e a lei — ha scritto – poiché siete i soli a conoscere il ruolo che svolgo nella vicenda”. In Qatar il titolo di “altezza” è riservato a una manciata di membri più eminenti della famiglia reale, tra cui l’emiro, le sue mogli e il principe ereditario. La mail del 6 ottobre 2011 è dunque esplosiva. Finora, Tamim Al-Thani e il suo capo di gabinetto non erano mai figurati direttamente nell’inchiesta, già molto ricca, portata avanti dal team del procuratore Jean-Yves Lourgouilloux del tribunale nazionale finanziario (Pnf) e dal giudice Renaud van Ruymbeke. Contattati da Mediapart e The Guardian, i due non hanno dato seguito alle richieste di intervista. La giustizia sospetta che il pagamento dei 3,5 milioni di dollari, un mese prima del voto per l’assegnazione dei Mondiali del 2017, doveva servire o a fare pressione su Lamine Diack (il Qatar ha poi perso, ma ha ottenuto l’edizione del 2019), o come controparte all’accordo, firmato tre mesi prima dal presidente dell’Iaaf, secondo il quale i Mondiali 2017 e le Olimpiadi 2020 si sarebbero potuti tenere a settembre, condizione indispensabile al Qatar per poter candidarsi alle due competizioni. La presunta corruzione ai Mondiali di Atletica è al centro di una seconda procedura, che riguarda anche l’assegnazione delle Olimpiadi del 2016 a Rio e quelle del 2020 a Tokyo, in cui Papa Massata è sospettato di aver chiesto dei soldi in cambio del voto del padre. Su Papa Massata Diack, che è stato bandito da ogni attività sportiva e non intende lasciare il Senegal, pende un mandato di arresto internazionale emesso dalla Francia nel 2017. Da parte sua, Nasser Al-Khelaïfi, convocato per la seconda volta dai giudici la settimana scorsa, come rivelato dal giornale L’Équipe, si dice innocente. “The brain”: il gruppo segreto Il presidente del Psg sostiene di non essere stato messo al corrente del versamento e che la Orxy QSI è gestita solo da suo fratello Khaled. Al momento della prima convocazione, a marzo, Al-Khelaïfi aveva ammesso di essere stato azionista della società al 50%. Un documento fornito in seguito da uno dei suoi collaboratori dimostra che la partecipazione nel capitale era limitata al periodo tra il 2013 e il 2016. “Il mio cliente non ha mai firmato nulla, e nel 2011 non era né azionista né dirigente della società”, ha spiegato il legale di Al-Khelaïfi a L’Equipe. Il presidente del Psg ha assicurato al giudice di non aver svolto alcun ruolo, nel 2011, nelle candidature sportive del Qatar. Invece, all’epoca, Al-Khelaïfi era membro di un comitato segreto composto da cinque personalità e battezzato “The Brain Trust”. Il suo compito era spalleggiare il principe ereditario Tamim Al-Thani e sua sorella, la sceicca Al-Mayassa, nel tentativo di ottenere le Olimpiadi del 2020. 1l capo di gabinetto di Al-Thani ha scritto in una mail che “Sua Altezza” ha personalmente convalidato la composizione del comitato, all’interno del qualeNasser Al-Khelaïfi era responsabile delle “questioni legate ai media”. Altri documenti dimostrano che ad Al-Khelaïfi, proprietario di BeIN Sports (all’epoca ancora Al-Jazeera Sports), era stato dato il ruolo di aiutare il Qatar ad ottenere i Mondiali di Atletica del 2017. Il 26 giugno 2011, Al-Khelaïfi ha ricevuto una lettera di Saoud Al-Thani, segretario generale del comitato olimpico del Qatar, presidente del comitato per la candidatura ai Mondiali del 2017 e membro del “comitato di cervelli” per le Olimpiadi del 2020. In questa lettera si chiede a Al-Khelaïfi che BeIN Sports “sostenga” la candidatura del Qatar, acquisendo i diritti televisivi di tutte le competizioni dell’IAAF per il Medio Oriente e il nord Africa, dal 2014 al 2019 (il canale aveva già i diritt fino al 2013). Il 3 luglio 2011, Nasser Al-Khelaïfi ha accettato, scrivendo che BeIN Sports “è molto felice di far parte *** del team del comitato per la candidatura per i Campionati IAAF a Doha e di lavorare direttamente sul successo della rassegna in Qatar”. A fine marzo queste lettere sono state consegnate al giudice Van Ruymbeke da Yousef Al-Obaidly, direttore generale di BeIN, anche lui indagato per “corruzione attiva”. Yousef Al-Obaidly ha riconosciuto di avere una “relazione privilegiata” con Nasser Al-Khelaïfi: hanno giocato a tennis circa 30 anni fa, prima di lavorare insieme alla Federazione di tennis del Qatar e poi a BeIN Sports e negli altri organismi che Al-Khelaïfi dirige. Al-Obaidly infatti è nel Cda del Psg e del Fondo sovrano qatariota QSI, azionista del Psg. Al-Obaidly, nel 2011 direttore commerciale di BeIN Sports, doveva attuare la promessa fatta al presidente del comitato per la candidatura Doha 2017: acquistare i diritti televisivi dell’IAAF. È in questa occasione che Al-Obaidly ha incontrato Papa Massata Diack, che vendeva i diritti perla Federazione. Stando a Al-Obaidly, l’IAAF, insaziabile, ha fatto sapere al comitato per la candidatura “che servivano maggiori sollecitazioni finanziarie”. Ma secondo lui un problema tecnico sussisteva: come gruppo di media, BeIN poteva acquistare i diritti televisivi, per un valore di 1,5 milioni di euro, ma non i diritti di sponsoring, per i quali Diack voleva 30 milioni. Bisognava trovare una società pronta ad acquistare tutto il pacchetto, poi a rivendere i diritti televisivi a BeIN e a trovare degli sponsor. Come rivelato dal Sunday Times, il Qatar aveva utilizzato lo stesso metodo anche per il Mondiale di calcio 2022. A novembre 2010, 3 settimane prima del voto, Al-Jazeera aveva acquisito i diritti televisivi dalla Fifa per 300 milioni di dollari… Con l’aggiunta di 100 milioni se il Qatar avesse ottenuto i Mondiali! Il contratto era stato firmato da Al-Khelaïfi e Al-Obaidly. Era evidente invece che, per i Mondiali di Atletica, l’offerta non soddisfaceva il figlio del presidente dell’IAAF. Nella mail si legge come PMD chiedeva 5 milioni, senza condizioni. Una somma che diceva di aver negoziato direttamente con il capo di gabinetto del principe ereditario, durante il viaggio a Doha del 4 ottobre 2011. (Il Fatto Quotidiano)

Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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