Mafia nigeriana: ormai ha conquistato l’Italia Inchiesta sulla nuova criminalità che sfrutta i migranti.

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Black Axe (Ascia Nera) e Black Cats (Gatti Neri) sono nomi che da parecchio tempo troviamo sui media italiani, perché legati alla famigerata mafia nigeriana, la quale, a causa di soldi legami con quella italiana, ormai domina nel nostro Paese. Il primo termine si riferisce ad un culto segreto di origine studentesca originaria appunto della Nigeria; una confraternita che si dedica ad attività criminali e ha come simbolo un’ascia nera, con cui i suoi adepti “spezzeranno le catene dell’oppressione, dell’ingiustizia sociale e degli altri mali che hanno ostacolato il progresso delle persone di colore nel mondo”, dice il loro proclama.

Il secondo termine, legato al primo, si riferisce alla più aggressiva delle mafie africane: “l’evoluzione della mafia nigeriana”, una delle “più pericolose, aggressive e pervasive tra le mafie transnazionali”, l’ha definita l’ex procuratore antimafia Franco Roberti.


I membri hanno un gatto nero tatuato su una spalla, profonde cicatrici sull’addome praticate come rito di affiliazione alla banda e si vestono sempre di giallo o di verde, spiega il settimanale Panorama, che ha pubblicato un’inchiesta a riguardo.

La centrale italiana dei Black Cats si trova in Campania e precisamente a Castel Volturno (Caserta) e coinvolge 25mila immigrati irregolari africani e 20mila malavitosi italiani. La loro base operativa è a Padova, in provincia della quale, per la precisione nel comune di Cadoneghe, il 22 novembre 2018 la Squadra Mobile ha arrestato uno dei capi, Fred Iyamu, detto “Gran Ibaka”. L’uomo era arrivato in Italia con un barcone nel 2006, ha sposato a Cadoneghe una ragazza pugliese e ha sostituito al vertice della cosca un altro pericoloso personaggio Osahenagharu Uwagboe, detto “Sixco”, arrestato nel 2016 a Zivio, vicino a Verona.

La Direzione investigativa antimafia (Dia) ha fatto inoltre sapere in una relazione dei primi sei mesi del 2018 che la mafia nigeriana comanda in almeno sette region italiane: oltre alla Campania e il Veneto, il Lazio, la Calabria, la Piemonte, la Puglia e la Sicilia. Otto le città principali: Torino, Verona, Bologna, Roma, Napoli, Palermo, Bari, Caserta. I pentiti e le numerose operazioni di polizia (oltre 300 arresti solo lo scorso anno) rivelano anche Padova (di cui abbiamo già parlato) e Macerata (dove lo scorso anno è stato orribilmente uccisa Pamela Mastropietro il 30 gennaio del 2018).

Ancora, soprattutto a Cagliari (da dove è partita l’inchiesta che ha portato all’arresto di Fred Iyamu e di altri 15 nigeriani), c’è un forte radicamento di un altro gruppo, quello dei Supreme Eye (Occhio Supremo), mentre in Lombardia hanno cominciato ad arrivare mafiosi nigeriani nel bresciano, nel milanese e nella bergamasca.

Le varie organizzazioni (anche con altre denominazioni) sono dedite allo spaccio di droga, alla prostituzione soprattutto minorile (prendono le ragazze in Nigeria e le fanno arrivare in Italia dalla Libia, anche con le navi delle Ong), e la tratta delle bianche. Le vittime sono italiane tossicodipendenti (com’erano Pamela Mastropietro e la minorenne Desiré Mariottini a Roma), poi segregate in appartamenti: affittati (a centinaia, informa Panorama) e ora anche comprati, soprattutto nelle zone terremotate (sic!). I malavitosi nigeriani investono per attività commerciali, prestano a usura e hanno iniziato a dedicarsi ad un’altra agghiacciante pratica: il traffico d’organi. Il tutto utilizzando anche i famigerati riti woodoo o juju della stregoneria africana.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it


Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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