Water with a mission

in Diritti umani


di Cecilia Sagnelli

Mi piace andare a caccia di buone notizie, perché vivendo in un tempo di totale instabilità, incertezze e violenza dilagante, trovo sia un modo per riconquistare fiducia nel genere umano.


Fortunatamente il mondo è pieno di persone per bene, impegnate, che hanno capito che si può fare impresa trovando contemporaneamente il modo di aiutare chi ha bisogno, e che questo può dare un senso di appagamento profondo come poche altre cose.

Giacomo Stefanini è una di queste persone, giovane milanese fondatore di WAMI ( Water Whit A Mission)

Un’impresa con una precisa missione sociale, rendere accessibile l’acqua potabile nei villaggi rurali in Africa.

Vengono realizzati acquedotti per portare l’acqua potabile presente nel sottosuolo in superficie, le case vengono allacciate tramite una rete di tubature e per ogni famiglia viene installato un rubinetto.

Il processo è questo. Viene costruito un progetto e poi si recupera il capitale investito attraverso la vendita delle bottiglie d’acqua, così che chiunque acquisti una bottiglia WAMI sa a cosa sta contribuendo.

Una ventina i progetti già portati a termine, tra i quali il pozzo protetto, ultimato in una scuola elementare in Etiopia che ospita 791 bambini, e che da l’acqua potabile anche a 350 abitanti dei villaggi vicini.

L’equazione è questa, con una sola bottiglia, doni cento litri di acqua potabile, contribuendo alla realizzazione di impianti idrici nei villaggi bisognosi.

Parliamo di acqua oligominerale che sgorga pura dalle Alpi marittime, con i livelli di sodio più bassi d’Italia, doppiamente buona perciò, perché fa bene a chi la beve e perché arriva lontano.