Imane Fadil: chiesto altro mese per completare autopsia La richiesta dai cinque periti incaricati dalla procura di Milano.

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Ci vorrà un altro mese per concludere l’autopsia sul corpo di Imane Fadil, la modella 34enne di origine marocchina testimone del caso Ruby deceduta il primo marzo scorso all’Ospedale Humanitas di Rozzano dopo un mese di agonia. I cinque esperti incaricati dalla procura di Milano di effettuare l’esame, a capo dei quali c’è Cristina Cattaneo, del Dipartimento di Medicina Legale del capoluogo lombardo, termineranno il lavoro il 22 giugno (tra dieci giorni): un lavoro che si sta rivelando particolarmente complesso. Poi sarà il momento di stilare la relazione finale e di depositarla in Procura. E’ stato riscontrato che nel sangue della giovane donna ci fosse una quantità di metalli superiore alla media e si sta cercando di capirne il motivo (Imane aveva detto di essere stata avvelenata: lo aveva riferito alla sorella, riportando le parole del suo medico).

Il giallo avviene dopo 8 anni di udienze. L’autopsia è iniziata il 26 marzo scorso all’Istituto di Medicina Legale di Milano e gli inquirenti avevano dato agli esperti 30 giorni per depositare la relazione in merito. Ora la proroga per ulteriori accertamenti.


Esclusa la radioattività sugli organi di Imane, mentre da esami arrivati in Procura il 12 marzo è risultato che ci fossero segni (“raggi alfa”) nel sangue e nelle urine. Naturalmente è sempre in piedi l’ipotesi dell’avvelenamento. Intanto i familiari della modella attendono il nulla osta dal giudice per la consegna della salma, oltre che i risultati dell’esame autoptico. La famiglia Fadil è assistita dai legali Mirko Mazzali e Nicola Quatrano.

Alessandra Boga

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