Sconfiggere l’estremismo per una vera integrazione delle donne musulmane anche in Italia

in Editoriale


di Luigia Aristodemo

Ascoltare la radio in macchina distrattamente, tra il traffico, il rumore dei motorini e dei clacson.


Basta una voce per distogliersi da quel quotidiano frastuono e rimanere sconcertati. È la voce di una giovane ragazza italo-pakistana che nella manciata di minuti che ha a disposizione, ci racconta della difficoltà di integrazione, causata dai diritti negati dalle famiglie di appartenenza. Nel suo breve racconto, si percepiscono sentimenti forti, come il coraggio di chi per la sete di libertà ha deciso di lottare, ma forte è anche la paura per quelle donne che non ce la fanno a reagire e che sono costrette a subire una cultura diversa dalla nostra, che le rende eterne prigioniere. Donne prive di una libertà che a volte viene negata dalle loro stesse mamme, che si ostinano con ogni mezzo a portare avanti la cultura e le tradizioni che sono state costrette a subire a loro volta. Parliamo di una seconda generazione che cerca solo di vivere la vita, studiare,integrarsi nella società. Tutte cose che risultano scontate per la cultura occidentale, ma che sembrano irraggiungibili per molte ragazze. Da qui le violenze e la fuga di queste giovani donne che cercano di sottrarsi alla legge del padre padrone, che vengono e continueranno a venire uccise perché cercano di ribellarsi alle mortificanti regole imposte. Eppure sono solo donne innamorate della vita, che sono diventate invisibili, costrette a sposarsi perché promesse dai genitori senza il loro consenso. Ma allora, come possiamo tutti noi trovare un punto di confronto, ma soprattutto di contatto? Souad Sbai intervistata, racconta il dramma di ragazze non scolarizzate, di donne velate che per anni non escono di casa perché il mondo occidente ė considerato pericoloso, dannoso. Si tratta di una realtà che a molti di noi sfugge, ma non per questo possiamo continuare ad ignorarla. Da molti anni la dott.ssa Sbai cerca nell’integrazione e non nell’assistenzialismo un punto di contatto e di sostegno da offrire a tutte quelle donne che ne hanno bisogno. Le violenze che sono costrette a subire non possono e non devono lasciarci indifferenti. Se un individuo cade nella marginalità sociale, si trova a non

riconoscersi più nei valori della società in cui vive, e si catapulta in una fase di disorientamento e isolamento. Finisce per cercare altre persone con le stesse idee, entrando in una comunità che porta i suoi membri ad autoescludersi dal mondo reale. Si blindano ancor di più le idee e cade la possibilità di integrarsi. Tutto questo colpisce le famiglie costrette dal capo famiglia ad accettare un vero e proprio diktat.

A volte capita che ascoltare una semplice trasmissione radiofonica può far scattare quel moto di ribellione e coraggio, sprigionando la voglia di riappropriarsi della propria vita, ma deve al contempo far scattare la stessa voglia a chi sta dall’altra parte e vive nella società senza dover chiedere di farlo, di saper accogliere senza pregiudizi. Non dimentichiamoci che queste persone sono costrette a vivere vite prive di sogni, prive di aspirazioni che gli vengono negate. Sono persone costrette a vivere senza una vita. Il che equivale a non vivere, affatto. Notevole è la ripercussione sociale, in quanto le vittime vengono spesso emarginate, screditate, umiliate. Una società civile degna di questo nome, non può permettersi di accettare lo status quo delle cose.

Nonostante questo sia un tema complesso, per il nostro Paese e per le Istituzioni chiamato a governalo deve essere un obiettivo prioritario. Da anni i migranti sono sotto i riflettori

dei media e al centro del dibattito politico italiano ed europeo. Alcune associazioni non hanno mai smesso di impegnarsi nel dare assistenza e aiuto. Frequentare le “fredde aule di un Tribunale” come racconta la Sbai, per dare dignità a ragazze che per un integralismo pseudo culturale vengono massacrate o addirittura uccise ė un dolore una perdita che fa male . La possibilità di voltare pagina non ė così facile o così possibile per chi ha subito troppo e a chi troppo gli è stato tolto. Esistono per fortuna persone che lavorano in prima linea ,senza alzare polveroni, dove la retorica rimane solo un lontano ricordo. Si lotta per recuperare un sorriso, o anche solo per lenire ferite che, purtroppo, non guariranno mai. Si cerca di allentare un’enorme paura che una donna può provare se decide semplicemente di pensare con la propria testa, con la propria anima. I sogni partono anche da questo, cercare in tutti i modi di non creare una popolazione di emarginati che ha il diritto di dare, ma che gli viene puntualmente negato.

Se oggi tutto questo rappresenta un problema, un passo verso l’integrazione può diventare

una risorsa. Ė un processo in divenire ma tutti noi, se chiudiamo gli occhi, e per un secondo immaginiamo di trovarci dall’altra parte , a vivere come sono costrette queste donne, a sentirci come dei robot telecomandati, sfruttate, picchiate, utilizzate, discriminate…forse queste immagini ci porteranno a contribuire ad una accelerazione del processo e a mirare alla stabilità dello Stato. Lo scambio di nuove lingue, di nuove culture non possono rappresentare una barriera ma devono convergere verso valori comuni e condivisi da tutta l’umanità. Forse così facendo potremmo affermare di vivere in un mondo egualitario in cui vengono rispettati i diritti… di tutti!