Noa Pothoven, non aveva ottenuto l’eutanasia: si è lasciata morire di fame e di sete

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Molti media italiani avevano inizialmente riportato la notizia che la 17enne olandese Noa Pothoven avesse chiesto e ottenuto l’eutanasia (l’assistenza di un’equipe specializzata per spegnersi in casa propria) a causa delle devastanti conseguenze psicologiche di uno stupro subito da bambina; invece poi è emerso che la “dolce morte” le era stata rifiutata, sia per la giovane età della ragazzina sia per la natura del problema, così lei ha deciso di farla finita lasciandosi morire di fame e di sete con il “consenso” dei suoi genitori. Lo hanno riferito alcuni quotidiani ed agenzie di stampa.

La stessa Noa, attiva su Instagram quasi fino alla fine, in un post messo due giorni prima di spirare aveva spiegato di aver smesso di mangiare e di bere e di essere sul punto di “essere liberata” dopo anni di sofferenze.

Aveva anche spiegato di essersi rivolta precedentemente ad una clinica specializzata per ottenere l’eutanasia, ma che questa le era stata negata: “Pensano che sia molto giovane, pensano che debba finire il trattamento psicologico e che il mio cervello sia completamente sviluppato. Non succederà fino all’età di 21 anni. Sono devastata perché non posso aspettare così a lungo”, aveva sostenuto. Da lì la tragica decisione, in “accordo” con la sua famiglia.

La vicenda è stata commentata anche dal Vaticano, la cui Accademia per la Vita ha dichiarato: “La morte di Noa è una grande perdita per qualsiasi società civile e per l’umanità. Dobbiamo sempre affermare le ragioni positive per la vita”.

Sono intervenuti anche diversi esperti medici, come il presidente della Consulta di Bioetica Maurizio Mori, che all’ANSA ha detto: “Quello della giovane Noa che ha voluto morire a 17 anni è un caso che lascia perplessi, dal punto di vista etico. Ci si domanda se a quell’età ci si possa trovare in una situazione così definitivo”. Lo specialista ha proseguito: “Quando la ragazza rispondendo ai suoi follower spiegava che non si trattava di una scelta momentanea stava usando parole molto dense. Ma a 17 anni si è in fase di formazione, le cose non sono così solidamente determinate, c’è una plasticità in corso. Capisco la sofferenza insopportabile, ma se quella giovane avesse avuto 30 anni la sua determinazione avrebbe avuto una forma diversa. Da adolescenti nulla è definitivo, anche in presenza della drammaticità di uno stupro”. E ancora: “In tempi passati una storia del genere non sarebbe stata neppure raccontata, forse si sarebbe tradotta in un suicidio giovanile. Se è possibile dirlo, adesso è importante che questa tematica venga dibattuta sui social e dagli esperti – ha detto ancora Mori – ma resto sconcertato dal fatto che non ci siano stati rimedi di carattere psichiatrico per aprire prospettive per quella ragazza”.

L’ex presidente del Comitato nazionale di Bioetica Francesco D’Agostino ha affermato: “L’Olanda è il primo grande Paese occidentale ad aver legiferato sull’eutanasia, presentata come un rimedio a situazioni tragiche dovute a gravi malattie. Poi la prassi si è allargata anche al dolore psichico, senza tenere conto dell’abisso che esiste tra le due cose”. “Esiste una differenza tra il dolore fisico legato a una malattia grave in fase terminale e il dolore psichico, che andrebbe trattato con terapia farmacologica da psichiatri, consentendo al paziente la possibilità di una vita accettabile”, ha spiegato il medico. “In Olanda, cosa gravissima, hanno allargato la possibilità dell’eutanasia anche a bambini e malati mentali, nel senso più ampio del termine. Ma il disagio psichico può e deve essere combattuto per altre vie”. “Non sono favorevole all’eutanasia nemmeno nel caso di Dj Fabo per capirci – ha proseguito – Ma in quell’occasione perlomeno c’era l’oggettività del dolore. Nel caso psichiatrico non è vero che l’unico modo per combattere il dolore sia l’eutanasia”.

L’ANSA ha fatto sapere che il ministro della Salute olandese ha avviato un’ispezione sul caso di Noa, “per verificare se è necessario aprire un’indagine”. L’accertamento, ha precisato il portavoce del dicastero, non riguarda l’eutanasia (legale in Olanda), ma se “il tipo di cure ricevute da Noa e se ci sia stato qualche errore”.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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