• IMG-20190606-WA0010.jpg
  • IMG-20190606-WA0011.jpg
  • IMG-20190606-WA0012.jpg
  • IMG-20190606-WA0013.jpg
  • IMG-20190606-WA0009.jpg
  • souad-sbai-..jpeg
    Souad Sbai

Il giorno delle donne fra le tele del dolore di Safet Zek

in Editoriale

di Martina Margaglio

Quando l’associazione A.M.I.CI e la società Agite hanno pensato di portare a Roma la bellissima mostra delle tele di Safet Zek, si sono anche rese conto di stare dando vita ad una incredibile opportunità di riflettere su uno degli eventi più terribili e sfidanti del mondo attuale, quello della migrazione, dell’esodo di milioni di esseri umani dalle loro terre, dalle loro case verso nuovi mondi, che si stanno rivelando sempre più sconosciuti e a volte addirittura ostili.


Il percorso pittorico di Safet Zek ha il significativo nome di Exodus che, evocando lo sradicamento di popoli e persone dalle loro terre, continua ad interpretare l’attuale sfida epocale della migrazione.

Exodus è quindi diventato un progetto, e la bellissima sede dell’oratorio del Caravita ha ospitato un ciclo di incontri sul tema della migrazione, ma anche e soprattutto del rispetto dei diritti e della dignità di tutti gli esseri umani.

E fra gli incontri non poteva mancare quello che si è tenuto il 4 giugno e che è stato dedicato alle donne. Questa fondamentale componente del genere umano discriminata, disprezzata, sottomessa e spesso addirittura oggetto di odio e violenza, continua a rappresentare un’incredibile forza di cambiamento e di protezione delle componenti più deboli della società.

Alessandro Costa, autore di un recente libro sulle donne ‘Le diverse’, ha organizzato e moderato il dibattito, al quale hanno preso parte Lia Quartapelle, parlamentare del partito democratico, Souad Sbai, che oltre ad essere stata membro del Parlamento italiano ha dato vita al centro studi Averroè, Liliana Ocmin, rappresentante della Cisl e Yasmine Accardo, militante e portavoce del movimento ‘LasciateCIEntrare’ che si ripropone di salvare dai lager libici quel migliaio di potenziali migranti oggi soggetti a tutti gli orrori possibili, compresi quelli della guerra in corso nel paese.

Alessandro Costa ha introdotto l’incontro con un estratto del famosissimo documentario Human, del grande regista francese Yann Arthus-Bertrand. Dallo schermo, la ragazza cinese descrive le terribili condizioni del suo lavoro e conclude dicendo « non ho scelta ». La discriminazione e la violenza verso le donne sono un fenomeno a 360°, che va dalla famiglia al lavoro, e sofisticati meccanismi di sottomissione psicologica si manifestano altrettanto efficaci della violenza, anche nel nostro avanzato mondo occidentale. Costa ha poi voluto sottolineare l’importanza di continuare a dedicare spazio alla condizione delle donne presentando una piccola clip che riproduce un brano della conferenza del 1967 del presidente egiziano Nasser. Il presidente raccontava del suo incontro con il rappresentante dei fratelli musulmani. Quando riferisce che gli era stato richiesto di mettere il velo a tutte le donne egiziane, la platea era scoppiata in una fragorosa risata. « Ma come, tua figlia che frequenta l’università di medicina non è coperta, e io dovrei coprire 10 milioni di donne egiziane ? ». Nonostante le fragorose risate che avevano seguito queste considerazioni, oggi, a più di quarant’anni da quella conferenza, la gran parte delle donne al Cairo portano il velo. Serve quindi tenere viva la condizione delle donne per prevenire il ritorno indietro della storia, quello che ha colpito le donne egiziane e più in generale le donne arabe negli ultimi trent’anni.

Lia Quartapelle ha poi illustrato il grande lavoro che l’Italia sta facendo nel quadro del comitato ‘donne pace sicurezza’: il nostro paese ha stanziato 2 milioni di euro per lavorare al miglioramento della condizione femminile. Le donne non sono soltanto le vittime di discriminazione e violenza ma elementi attivi nella protezione della vita umana e del cambiamento positivo delle società.

Souad Sbai si batte da moltissimi anni nella difesa dei diritti delle donne, ed in particolare delle donne arabe. L’informazione, la narrazione che circola abitualmente sui media non riproduce spesso la verità ed anzi contribuisce a distorcere la visione dell’opinione pubblica, ma anche dei decision makers. Souad ha spesso richiesto pubblicamente ad interpreti qualificati della fede islamica, dove il Corano prevedesse di coprire le donne, ma non ha mai avuto una risposta. E se i fratelli musulmani, o almeno una parte di essi, sono considerati una possibile controparte dal mondo occidentale, non bisogna dimenticare che la loro propaganda –che continua a discriminare le donne- non deriva tanto da principi religiosi, quanto da una precisa visione egemonica dell’economia e della politica. Le ampie risorse finanziarie di cui dispongono, non sono il risultato di una predicazione religiosa ma sono al servizio di una visione di potere che tende a governare tutto il mondo arabo, limitando sempre di più i diritti e la voce di tutti quei musulmani che non sarebbero d’accordo con loro.

Liliana Ocmin ha nuovamente illustrato l’irrisolto problema della condizione femminile nel mondo del lavoro. Non soltanto le donne continuano ad essere titolari dei lavori di più basso livello, e con remunerazioni inferiori a quelle dei maschi, ma oggi alcuni lavori ad esse riservati, hanno un alto costo fisico e psicologico.

Le badanti straniere in Italia sopportano in pratica, con un lavoro 24h su 24h, abusi della loro dignità e dei loro diritti a beneficio delle donne del nostro paese, che si sono affrancate dalla tradizionale assistenza che fornivano agli anziani.

Yasmine Accardo ha scosso profondamente la platea: non solo ha spiegato la necessità e l’urgenza di sottrarre alle carceri libiche migliaia di innocenti vittime di brutalità e torture. Yasmine ha parlato di tutte quelle altre donne, che pur non essendo internate in carceri o lager, si battono per sopravvivere in un paese in guerra, senza difese e senza poter assicurare a se stesse e ai propri cari i più essenziali elementi di sussistenza. Ma quello che ha colpito di più tutti gli ascoltatori sono state le storie ed i nomi di alcune formidabili donne che in Italia, in Libia o in Tunisia, non si accontentano del ruolo di vittime passive ma si sono conquistate il rispetto battendosi per difendere se stesse e le loro famiglie. Questi formidabili esempi del mondo femminile continuano a dimostrare la forza delle donne che sanno includersi positivamente nelle società che le ospitano, con il lavoro, con la cura delle famiglie ma anche con la costante denuncia di abusi e discriminazioni che purtroppo avvengono anche nel nostro paese.

Il momento che Exodus ha dedicato alle donne, grazie a queste 4 grandi testimonianze, è apparso così pienamente giustificato.

Alessandro Costa ha voluto far concludere a Fatma una piccola figlia del deserto tunisino, un incontro di dolore, di sfide e di speranza. Quando il guardiano della Sinagoga di Djerba le chiede di coprirsi la testa per poter visitare quel luogo sacro, Fatma si mette in testa un fazzoletto e poi gli dice “°Sono bella lo stesso, no?” e il vecchio ebreo le risponde “Sei bellissima lo stesso”.

Con questa piccolissima frase, certamente non premeditata, Fatma ha creato un grandissimo ponte fra due mondi, fra donne e uomini, non importa che faccia avessero e dove andassero a pregare. Alessandro e Antonella erano seduti ad una importante riunione al Ministero dell’Industria in una caldissima giornata dell’estate di Bagdad. Tutti pesavano le parole, fino a quando la ragazza, assistente del direttore generale del Ministero, in una pausa della discussione apre un cassetto e tira fuori una bottiglietta di profumo. Chiede al suo capo “Che te ne pare di questo profumo? Mi sta bene?” a quel punto tutti vogliono provarlo: la riunione non è più la stessa, è solo un gruppo di uomini e donne che scherzano e parlano di vestiti, di famiglie, di tutte quelle cose che riguardano la vita degli esseri umani.

Il sorriso di una donna è un abbraccio universale che può aiutare a superare diffidenza e steccati e ci fa capire quanto i diversi possono essere uguali.

 

 


Ultime da Editoriale

Vai a Inizio pagina