Afghanistan, aumentano esponenzialmente gli attentati alle scuole

in Esteri

Un rapporto dell’Unicef diffuso ieri, martedì 29 maggio, rivela che in Afghanistan, nel 2018, gli attentati alle scuole sono triplicati rispetto al 2017. Lo si legge su AsiaNews. In particolare, gli attacchi agli istituti scolastici sono stati 192 lo scorso anno e 68 due anni fa. Inoltre, secondo l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di minori, nel 2018 sono state chiuse a causa della situazione di insicurezza oltre 1.000 scuole: ciò significa che circa 500mila bambini sono stati privati del diritto all’istruzione. Sempre secondo l’agenzia Onu, almeno 3,7 milioni di minori tra i 7 e i 17 anni (cioè la metà dei bambini e dei ragazzi in età per andare a scuola), non ci vanno. Così rischiano l’analfabetismo, sia perché spesso mancano gli insegnanti, che rimangono feriti o uccisi negli attentati, sia perché quelli presenti sono impreparati (solo il 48% hanno un titolo di studio equivalente a una laurea).

Permane la discriminazione “talebana” nei confronti delle bambine: il 60% di loro non può andare a scuola. Inoltre rimangono poche le insegnanti.

Padre Giuseppe Moretti, cappellano all’ambasciata italiana e responsabile della missione in Afghanistan fino al 2015, parla di “aborto della cultura”. Punta il dito anche contro “la presenza delle potenze occidentali, in Afghanistan fin dal 2001, che avrebbero dovuto costruire quelle realtà che fanno camminare il popolo verso la democrazia, in primis attraverso le scuole e gli ospedali. Inoltre – prosegue il religioso – la voce delle potenze occidentali doveva farsi sentire in maniera molto più forte sull’istruzione delle ragazze: la parità delle donne non è solo quando si chiedono le donne sacerdoti!”, esclama. Invoca la ricostruzione delle scuole, ma sottolinea le difficoltà ad attuarla, perché non c’è la pace.

E prosegue: “Senza cultura non c’è democrazia, siamo tutti delle pecore. Se le persone hanno voglia di studiare e lo Stato non glielo consente, vuol dire che i potenti vogliono solo tenere soggiogato il popolo. La scuola è fondamentale per la costruzione della democrazia – sottolinea – Qui manca la creazione di una classe dirigente responsabile e che abbia come programmi fondamentali quelli su cui si fondano le basi della democrazia. Se sul nascere, fin dalla scuola elementare, c’è l’aborto alla cultura proibendo a bambine e bambini di andare a scuola – conclude – l’embrione non diventerà mai adulto, mai un essere vivente”.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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